Abstracts – Il Tempo 2026
Alessandra Prosperi
Il tempo dell’attesa
Viviamo oramai in una società iperconnessa, frenetica, accelerata che ci spinge a correre, fare tutto nel minor tempo possibile, a terminare prima possibile, a risolvere, a concludere. Cosa succede invece quando le esperienze di vita ci invitano a stare, a soffermarci, ad aspettare? L’obiettivo della mia presentazione è quello di riflettere sull’importanza per noi analisti transazionali a lavorare con i nostri pazienti nella direzione del dubbio, dell’attesa, nella difficile esperienza di tollerare e nel sentirci comunque al sicuro. Nel mondo dell’infante, Winnicot ci ricorda che quando una madre non riesce a rispondere ai suoi bisogni, l’infante fa esperienza di alcune ansie profonde, che elenca come andare in pezzi, cadere per sempre, essere senza alcuna relazione con il corpo, essere senza orientamento. Non sono queste le definizioni di sé che ci portano gli adulti in seduta di fronte ai loro eventi negativi? In presenza di una madre sufficientemente buona, dadere per sempre pu trasformarsi nella meravigliosa sensazione di essere sostenuto e nell’avventura di essere trasportato da un luogo all’altro. Se noi terapeuti non siamo capaci di tollerare l’ignoto, il dubbio, le paure non possiamo aiutare l’altro a fermarsi, aspettare, cadere a pezzi senza paura. Di questo e altro parleremo insieme.
Stefano Morena
L’incontro clinico con il bambino: da Chronos a Kairos
In terapia il tempo cronologico (Chronos) lascia spazio al tempo dell’esperienza (Kairos). Cosa accade tra un grande ed un piccolo nella stanza d’analisi? Quali gli elementi che contraddistinguono il lavoro clinico con un bambino? In questo intervento evidenzieremo gli aspetti prioritari di questo tempo insieme. Ci concentreremo su quella che ci pare l’area più innovativa, l’elemento cardine dell’analisi transazionale in età evolutiva, il più distintivo: l’incontro tra due Bambini. 3 Alessandra Braga (CPAT-SIMPAT) Abitare la frontiera della cura: tempo, responsabilità e opzioni cliniche Lo studio di psicoterapia pu diventare un luogo di strutturazione del tempo, capace di sostenere funzioni psichiche compromesse, nei momenti di maggiore fragilità, e di offrire un’alternativa responsabile al ricovero istituzionale. Dire che lo studio di psicoterapia diventa un luogo di strutturazione del tempo è pienamente coerente con il pensiero di Eric Berne. “L’eterno problema umano è la strutturazione delle ore della veglia. In questo senso esistenziale la funzione della vita sociale consiste nella reciproca assistenza per risolverlo.” (Berne, a che gioco giochiamo, pag.17) Per l’Analisi Transazionale, la strutturazione del tempo rappresenta un bisogno primario: quando manca una struttura affidabile, le persone tendono a scivolare nell’isolamento, a rifugiarsi nei giochi psicologici oppure a ricercare forme di pseudo-intimità fusionali. Nel lavoro clinico qui descritto, lo studio di psicoterapia, lo spazio fisico, non si limita a offrire contenimento, ma assume una funzione organizzatrice del tempo psichico. Attraverso rituali condivisi(orari, ingressi, presenze), attività strutturate (studio, compiti, attività occupazionali), una limitazione dei giochi relazionali e la possibilità di sperimentare un’intimità non “fusiva”, il setting diventa uno spazio in cui la funzione dell’Io Adulto può essere sostenuta e progressivamente riattivata (Berne, 1961; 1972). Lo studio di psicoterapia si configura come un contenitore intensivo e flessibile, capace di sostenere una fase critica, senza ricorrere all’istituzionalizzazione, al ricovero. Attraverso la presentazione e l’analisi del caso clinico della paziente M. e l’estensione del dispositivo ad altri pazienti, viene descritto un dispositivo di cura alternativo al ricovero ospedaliero o alla propria abitazione, costruito in collaborazione con la paziente, la famiglia e un’équipe allargata. Il lavoro viene discusso integrando riferimenti alla teoria winnicottiana dell’holding e del setting e all’Analisi Transazionale, in particolare ai concetti di Adulto, contratto e dipendenza evolutiva. Le opzioni cliniche costruite hanno favorito una modulazione graduale della separazione, il contenimento dell’angoscia e il rafforzamento delle funzioni Adulte dei pazienti. Il lavoro si propone di esplorare il concetto di psichiatria di frontiera come pratica clinica ed etica che si colloca nel solco post-basagliano, interrogando il tema del ricovero, del sostegno e della responsabilità del curante nei contesti territoriali. La psichiatria di frontiera emerge come una pratica fondata che richiede un’esplicita assunzione di rischio clinico ed etico. Abitare la frontiera significa trasformare il rischio in spazio di pensiero e di relazione, mantenendo la cura ancorata alla vita quotidiana e alle relazioni significative del paziente.
Gabriella Boniotti
Quando le parole tardano
Il tempo e lo spazio del campo relazionale con l’uso dei materiali artistici in psicoterapia Il tempo è un concetto chiave all’interno della vita di ogni persona, riguarda lo sviluppo, la crescita, l’organizzazione delle giornate di ognuno di noi. All’interno della teoria dell’Analisi Transazionale e della pratica clinica, ad essa connessa, richiama in me la strutturazione del tempo sociale proposto da Berne: una “scala dell’intimità” che va dall’isolamento (ritiro) all’intimità, quest’ultima intesa come
“relazione schietta, libera dal gioco (game), con reciproco dare e ricevere libero e senza sfruttamento” (Berne, 1972). L’uso dei materiali artistici all’interno del percorso terapeutico pu essere visto come play (Cornell, 2015), cioè come un ponte che facilita il raggiungimento dell’intimità (Boniotti, 2024) perché mette in profonda sintonia sia con se stessi con l’altro attraverso un terzo/ medium che protegge dalla paura che l’entrare in intimità provoca. La strutturazione del tempo di Berne pu prevede sia la dimensione intrapsichica che quella relazionale della persona se, come proposto da R. Cook (2022). Vediamo l’isolamento non solo come una protezione dall’intimità, ma anche come la capacità di stare da soli, a contatto con il proprio mondo interno. Il contributo teorico (20’) ha l’obiettivo di illustrare la creazione del campo relazionale con l’utilizzo dei materiali, attraverso aspetti teorici ed esempi derivati dalla pratica clinica. Il campo relazionale che si crea tra terapeuta, paziente include il materiale artistico che pu favorire sia l’intimità relazionale che intrapsichica. Come sostiene A. Ferro (1992, 2011, 2012) il modello del campo relazionale, trasforma la seduta da una semplice interazione tra due persone a un’area di cocostruzione onirica e narrativa e la terapia diventa un processo creativo (attivazione physis). In Analisi Transazionale, Summer e Tudor (2000, 2012) utilizzano il concetto di campo per descrivere la relazione terapeutica come un’entità dinamica e co-creata; mentre Hargaden e Sills (2002) parlano della matrice transferale/ controtransferale, descrivendola come uno spazio intersoggettivo in cui si incontrano i mondi interni di terapeuta e paziente, uno spazio dove avviene una trasformazione profonda del Sé attraverso l’esperienza vissuta nella relazione. Nel campo co-creato le soggettività di entrambi si influenzano a vicenda e l’apprendimento avviene in questo “spazio tra” (il Terzo analitico). I materiali artistici fungono da oggetti transizionali winnicottiani che mediano: – l’entrare in contatto con parti di sè (quando mancano le parole- esplorazione copione e protocollo di copione), in questo senso il prodotto artistico pu essere visto come un’estensione di chi l’ha creato e allo stesso tempo protegge perché non è la persona stessa; – la relazione: quindi sono utili in situazioni traumatiche come nel trauma da shock e nel trauma da attaccamento (quest’ultimo pu richiedere la costruzione di una fiducia relazionale non presente), quindi permette di un avvicinamento non diretto. Il materiale artistico pu diventare, quindi, il terzo analitico, prodotto della co-creazione tra paziente e terapeuta e quindi incarnare una nuova esperienza di relazione (Little, 2011, relazione ripetuta e necessaria). Il materiale artistico permette lo sviluppo di una maggiore capacità di connessione con sé stessi, con gli altri e con il mondo esterno, sia per il paziente che per il terapeuta. Il prodotto artistico esternalizza aspetti interpersonali che possono essere esperiti e osservati (Della Cagnoletta, 2010) con una distanza di sicurezza. In questo modo il Sé emerge e si modella continuamente attraverso il contatto con l’altro, con e senza le parole, in protezione.
Laura Chirico
Il tempo sospeso
Alterazione del ritmo sonno veglia e bisogni relazionali. Caso clinico di un adolescente Qual è il ruolo del tempo nel momento in cui, l’esigenza di soddisfare i bisogni relazionali supera il soddisfacimento dei bisogni fisiologici? A partire da aspetti neuropsichiatrici, si presenterà il caso clinico di un adolescente. 6 Barbara Ricci (IRPIR) Da Chronos ad Ai n: dal tempo misurato al tempo dell’anima Il concetto di tempo in AT non si limita alla sua dimensione cronologica, ma include il tempo psicologico del copione, quello congelato nelle decisioni infantili, e il tempo del cambiamento possibile. Questo contributo esplora come le aspirazioni autonome, intese come movimenti profondi e vitali del sé verso la realizzazione di bisogni autentici, possano rappresentare una spinta trasformativa che rompe il tempo ciclico del copione ed apre alla possibilità di un tempo nuovo, creativo e personale: il tempo dell’anima!!!
Marco Vernieri
Il passato è più imprevedibile del futuro
Il paradosso del tempo: ovvero chiedere ai nostri antenati le risposte necessarie a leggere meglio il presente e orientare il futuro. Esiste un filo invisibile che lega le generazioni e anche se non lo vogliamo o nemmeno lo sappiamo, ci trasciniamo gli eventi piacevoli e i traumi di chi ci ha preceduto. Fare i conti col passato, “pagare i debiti” ancora sospesi, è l’unico modo per evitare il ripetersi delle situazioni. Attraverso qualche esempio tratto da una ricerca svolta nella mia costellazione familiare prover a sostenere l’esistenza di questa “catena del tempo”.
Marco Mazzetti
Il dottore del tempo
Al tempo è legata non poca della nostra sofferenza. Spesso temiamo il futuro, i pericoli che vi intravvediamo, e l’uno e gli altri sono un fertilizzante per la nostra ansia e per le sgradevoli sensazioni che a essa si accompagnano. Anche il passato spesso non ci sta simpatico: là sono collocati i nostri rimpianti, i nostri rimorsi, e più o meno tutti i nostri vissuti di colpa, la culla della depressione. Nel mio intervento descriver alcune delle cose che pensiamo di sapere, oggi, sull’ansia e le sue basi neuroscientifiche, e qualcosa anche sulla colpa e la depressione. Ma soprattutto desidero raccontare del Dottore del Tempo, un uomo formidabile che circa 1700 anni fa capì cose che ci possono curare, insegnandoci a diventare amici della nostra ansia, a capire quanto sono preziosi i suoi doni, e ad amare anche il nostro passato, qualunque esso sia, e i frutti di cui ci ha colmato. È un uomo nato in Algeria, che si godette assai la vita, venne in Italia, a Milano, a studiare, impar molte cose e se ne torn in Algeria, con il suo amato figliolo Adeodato, dove scrisse libri formidabili. Si chiamava Agostino, e ci ha insegnato che futuro e passato delle nostre vite, in quanto tali, non esistono. Esiste solo il modo con cui nel presente pensiamo a loro: Agostino, il Dottore del Tempo, con le sue intuizioni ci aiuta a curare il nostro tempo e a renderlo felice. Un passato e un futuro felici per il nostro presente, che è l’unico tempo che davvero viviamo.
Marialisa Ermini
I tempi della memoria lungo l’arco della vita
La memoria non è solo un archivio di eventi, ma un’esperienza che si costruisce nel tempo delle relazioni e viene interiorizzata lungo l’arco della vita. Questo intervento propone una lettura dei tempi della memoria lungo l’arco della vita, integrando contributi del neurosviluppo e dell’Analisi Transazionale. Dalle prime esperienze che costruiscono la memoria in forma implicita, corporea e affettiva, attraverso ritmi di sintonizzazione e di regolazione, alla memoria esplicita e narrativa che organizza la storia personale, fino alle trasformazioni che accompagnano l’invecchiamento e la possibile perdita del ricordo. Particolare attenzione viene data al ruolo della relazione terapeutica come “spazio-tempo” in cui memorie diverse possono incontrarsi, riorganizzarsi e trasformarsi, non tanto attraverso il recupero del ricordo, quanto grazie a nuove esperienze relazionali significative. In questo senso, la terapia offre alla persona un tempo nuovo in cui il passato pu essere riletto, sentito e integrato, restituendo possibilità di scelta e di sviluppo lungo tutto l’arco della vita.
Cecilia Achilli
Dalla Passività all’Autonomia Temporale: un approccio TAO allo sviluppo organizzativo
Nell’Analisi Transazionale il tempo non è una variabile esterna che scandisce gli eventi, ma una variabile generativa che struttura scelte, cambiamenti e identità nei sistemi organizzativi. In questo contributo, Cecilia Achilli con Alessandra Rosicarelli presentano un modello integrativo che connette le 4 Dimensioni dell’AT Organizzativa (E. Berne, 1963) — Strategica, Organizzativa, Relazionale, Identitaria — con le 4C della Mental Toughness (P. Clough & D. Strycharczyk) — Commitment, Control, Confidence, Challenge. L’integrazione è sinergica: la Strategia richiede Commitment per sostenere priorità ed esecuzione nel tempo; la Struttura diventa più funzionale quando è supportata da Control (confini, ruoli, gestione della pressione); le Relazioni sono potenziate dalla Confidence (fiducia, influenza, feedback); l’Identità culturale favorisce innovazione quando sostiene il Challenge (incertezza come opportunità di apprendimento). In questa prospettiva, il tempo non è neutro: è una risorsa continuamente attribuita di significato a ogni livello del sistema. La strategia orienta COME viene distribuito, l’organizzazione a COSA viene dedicato, le relazioni alla QUALITÀ con cui è vissuto, l’identità al SENSO che assume. Le 4C rappresentano le risorse interne per passare dal tempo “subìto” al tempo “agìto”, rendendo possibile un cambiamento sostenibile e trasformativo.
Daniele Eleodori e Laura Cremonini
Il tempo senza confini: smart working e nuove dimensioni spazio-tempo
L’integrazione della sfera personale nel tempo di lavoro, divenuta strutturale dal 2020 soprattutto nei modelli ibridi, ha trasformato profondamente il modo in cui il tempo è percepito, vissuto e negoziato. In questo scenario le persone non si adattano più passivamente ai canoni tradizionali del lavoro, ma contribuiscono attivamente alla definizione dell’uso del tempo, ricercando un equilibrio dinamico tra autonomia, benessere e responsabilità. Tale evoluzione richiede alle organizzazioni una riflessione profonda sui propri modelli di gestione, affinché possano sostenere ambienti di lavoro basati su motivazione, engagement e responsabilità condivisa sui risultati — elementi che emergono sempre più come leve decisive per la sostenibilità ed il successo organizzativo. Quali i punti a favore, quali le criticità per le persone e per le organizzazioni di lavoro? Quali le leve degli analisti transazionali organizzativi per leggere ed intervenire sulle dinamiche Individuali e di sistema in atto?
Pietro Romanelli e Mario Procacci
Chronos e Kairos del Gruppo AT: Conduzioni a confronto…
Si propone una Tavola Rotonda “allargata e interattiva” dove stimolare una riflessione sulla Conduzione dei Gruppi in Analisi Transazionale, mettendo in evidenza le diverse prospettive attraverso cui il Gruppo viene “pensato e gestito” da parte di Analisti Transazionali che da anni lo conducono. Per questo, l’incontro verrà preceduto da una raccolta di domande scritte da parte dei partecipanti al Convegno, che verranno messe in un contenitore e che saranno poi oggetto di discussione da parte dei c.d. esperti. Si seguirà la seguente procedura: • Prima della Tavola Rotonda, si proporrà una “raccolta di domande” sul gruppo poste dai partecipanti al Convegno (libera e in post-it, da porre in un contenitore disponibile per tutti dal giorno prima). Durante la Tavola Rotonda le domande raccolte verranno poi assemblate su una lavagna in diverse aree tematiche (il setting, la gestione del gruppo, la terapeuticità del gruppo, ecc.). Accanto ai c.d. esperti, verranno invitati a prendere parte alla discussione quanti, tra i partecipanti, conducono attualmente gruppi. Definite le domande, e suddivise in aree tematiche, ogni conduttore avrà qualche minuto per dare la propria risposta e argomentarla. La platea sarà invitata a chiedere eventuali chiarimenti in base alle risposte ascoltate e alle loro probabili differenze, ed eventualmente approfondire l’argomento in un contesto applicativo specifico. La Tavola Rotonda allargata si concluderà con una ampia discussione in plenaria delle differenze e delle similitudini emerse.
Obiettivi: Rivalutare il gruppo come intervento di elezione in AT. Riflettere sulle diverse modalità di gestione del setting di gruppo, e del modo di “pensarlo” da parte dei diversi conduttori. Evidenziare le differenze personali nella conduzione e nella risoluzione delle problematiche tipiche che affronta un Conduttore di Gruppo in AT. Metodologia: sensibilizzare i partecipanti facilitando la formulazione delle domande ai c.d. esperti di gruppo, a partire dal loro ambito lavorativo; sollecitare un confronto aperto sulla conduzione del Gruppo in AT. invitare i presenti a dare le proprie risposte e a fornire le proprie alternative o prospettive.
Noadia Lorusso – Antonella Liverano
Il tempo frammentato: continuità, rotture e ri-narrazione nel trauma complesso, nei disturbi borderline e narcisistici di personalità
Il rapporto con il tempo rappresenta una delle dimensioni più compromesse nelle persone con trauma complesso e nei disturbi borderline e narcisistici di personalità. La temporalità soggettiva, infatti, viene spesso vissuta come discontinua, schiacciata sul presente emotivo o congelata in memorie traumatiche non integrate. La ricerca contemporanea evidenzia come questa alterazione del senso di continuità temporale e la compromissione dei sistemi di integrazione temporale — memoria autobiografica, continuità del sé, anticipazione — contribuisca a identità instabili, disregolazione affettiva e difficoltà nella costruzione di narrazioni coerenti di sé. A partire dal tema proposto dal convegno “Il Tempo”, come dimensione imprescindibile dell’esperienza umana e centrale nell’Analisi Transazionale, abbiamo pensato ad un workshop per sottolineare e riconsiderare l’importanza del tempo nel trattamento di pazienti borderline e narcisistici con Trauma complesso, al fine di predisporre un trattamento clinico mirato. L’approccio teorico sarà integrato e multidisciplinare, all’interno della cornice dell’Analisi Transazionale con il modello analitico transazionale del trauma di Jo Stuthridge (2006) per il trauma attraverso l’integrazione con le neuroscienze e il contributo di Kernberg e Van der Kolb sino ai più recenti sviluppi del modello TIST di Janina Fisher. Arriveremo così a mostrare come un modello di trattamento ad approccio relazionale (Sills, Hargaden, 2002; Stuthridge, 2006) possa incidere sull’efficacia dell’intervento. Il workshop propone un’esplorazione clinica e teorica delle distorsioni temporali tipiche di queste configurazioni psicopatologiche: dal “presente emotivo dominante” del funzionamento borderline alla “sospensione del tempo” nelle esperienze dissociative del trauma complesso, fino all’oscillazione narcisistica tra immobilità difensiva e ricerca di un futuro idealizzato. Verranno integrati contributi della psicotraumatologia, delle neuroscienze e dei modelli psicodinamici contemporanei. Attraverso vignette cliniche e brevi esercitazioni esperienziali, si discuterà come la compromissione della dimensione temporale sia centrale nella configurazione psicopatologica di questi pazienti e di come il lavoro terapeutico attraverso interventi di stabilizzazione, tecniche di mentalizzazione temporale, strategie di ricostruzione narrativa e pratiche volte a ristabilire una continuità diacronica del sé possa ricostruire un senso di tempo interno più stabile favorendo processi di mentalizzazione, promuovendo continuità narrativa e rendendo possibile una diversa articolazione tra passato, presente e futuro. L’obiettivo è fornire competenze operative per riconoscere la disorganizzazione temporale come componente trasversale e cruciale nei percorsi terapeutici con pazienti complessi e offrire strumenti pratici per riconoscere e trattare le distorsioni temporali come elementi centrali — e non accessori — nel percorso di cura.
Daniele Preti (SIMPAT)
Ti auguro di avere tempo nella vita organizzativa
Partendo dal contenuto della poesia Elli Michler – Ti auguro tempo – osserveremo e sperimenteremo come gli effetti di una mancata gestione Adulta (Consapevole) del tempo nei contesti organizzativi promuova Copioni culturali frutto di Simbiosi Disfunzionali (tra senzienti e con pseudo senzienti – AI -) che promuovono Giochi da cui apparentemente è impossibile sottrarsi perché viene meno la percezione della successione continua di istanti in cui si svolgono gli eventi, una dimensione fondamentale che ordina passato, presente e futuro, permettendo di misurare la durata dei fenomeni e il movimento, legato intrinsecamente alla nostra percezione del cambiamento.
Enrico Lisei
RitmicaMente:l’esperienza dei diversi ritmi in psicoterapia
Ritmicamente è una parola che dà già la sensazione di una struttura nel tempo che ri-torna, ri-pete e ri-corda (ritornare al cuore,cordis ,che nella radice indoeuropea è kerd che vuole dire vibrazione, suono) La durata, il battito e il ritmo sono una costante dell’esperienza preverbale già quando il bambino è un feto nella pancia della madre. L’umano fa esperienza del mondo in forma ritmico musicale e poi, appena nato, il bimbo esperisce nell’incontro con la madre il mondo affettivo. Daniel Stern, psichiatra e psicoanalista diceva “La danza e la musica sono esempi della espressività degli affetti vitali” e parl del concetto di sintonizzazione affettiva tra la madre e il bambino. Erskine ha maggiormente sviluppato tale concetto nella psicoterapia integrativa. Una psicoterapia nel tempo, ha i suoi ritmi: uno psicoterapeuta all’interno di questo tempo scopre diversi ritmi cui adeguarsi ( sintonizzazione ritmica, R.Erskine).Questo workshop propone una esperienza per vivere il proprio ritmo legato alla propria vita e al proprio modo di fare psicoterapia.
Federica Panrella – Silvia Barrera
L’istante eterno: quando il tempo si ferma nel cervello ferito
Cronaca del tempo del trauma Nel presente lavoro si vuole percorrere un viaggio per comprendere cosa accada nel cervello umano quando ci si trova a vivere un evento traumatico. Le strutture cerebrali deputate ad immagazzinare i ricordi “congelano”, spesso in modo inconsapevole, l’istante dell’esperienza traumatica, rendendolo eterno nella memoria. Nel workshop si proporrà la rilettura del trauma attraverso il modello della Memoria Duale di Brewin, integrandolo con la teoria della Ridecisione, con la letteratura AT sul trauma, con l’EMDR e la Coherence Therapy. Si stimoleranno spazi di riflessione sulle possibili implicazioni nel nostro lavoro clinico, dando valore al concetto di Elastico in AT, riletto in una cornice neurobiologica. Si proporranno momenti esperienziali per viaggiare virtualmente negli istanti “eterni” della propria mente, lasciandosi sentire ed esperire e lasciando spazio alla propria creatività.
Maria Licia Scantamburlo (IRPIR) – Gabriella Boniotti
Il tempo e la sua finitudine: il rapporto con la morte nella relazione terapeutica. L’AT come strumento di cura per il terapeuta e il paziente
Il tempo è una dimensione con cui noi umani ci dobbiamo confrontare e uno dei timori dell’umanità è il fatto oggettivo che individualmente il tempo ha una fine. L’esperienza umana si conclude con la morte e ci porta talora alla negazione della finitudine. Questa negazione pu essere agita anche nella stanza della terapia dove il tema della morte e il suo timore pu emergere in modi espliciti e sovente impliciti, attraverso sintomi psichici e agiti inconsapevoli. Nel contesto odierno, l’ A.T. e le sue evoluzioni offrono strumenti e rappresentano una risorsa nell’ affrontare il tema della morte, a partire dalla physis, stati dell’io, copione, che si integrano con concetti attuali delle neuroscienze e approcci terapeutici che valorizzano canali espressivi non verbali e spirituali. Il valore della dimensione del tempo nella relazione con se stessi e con l’altro. Il rapporto del terapeuta con la morte, la finitudine dell’esistenza in relazione a se stesso e con il paziente; La necessità e il dovere del terapeuta di prendersi cura dei propri vissuti e del proprio percorso interiore rispetto alla morte; La capacità di trovare dentro di se stessi e nella relazione interpersonale la physis, l’energia vitale, la capacità di sognare, di andare oltre il temuto. Descrizione fonti e modalità di svolgimento attività partendo dai concetti di a.t. (physis, stati dell’io e copioni), integrandoli con concetti di neuroscienze e approcci terapeutici non verbali, le conduttrici proporranno degli stimoli teorici sul tema e attività esperenziali nel contesto del gruppo che si formerà. Si porra’ particolare attenzione al contratto di protezione con i partecipanti. La conduzione sarà condivisa tra le 2 conduttrici che, nel preparare il workshop, hanno sperimentato la forza vitale insita nella condivisione e desiderano trasportarla nel workshop. Il workshop si propone l’obiettivo di stimolare la riflessione e attivare la consapevolezza dei terapeuti partecipanti sul tema della finitudine del tempo dell’esistenza individuale e sulla morte, in modo tale da poter accogliere tale tema nella stanza della terapia quando si manifesta in modo esplicito o implicito, stimolando nel contempo la physis, l’energia vitale, la capacita’ di sognare, di andare oltre il temuto.
Matteo Sala – Amelia Anghinoni
Il tempo della responsabilità: dare valore e accompagnare i processi di cambiamento nelle organizzazioni
Condividiamo il pensiero di A. Rotondo (2019) secondo cui “l’obiettivo di fondo di un’organizzazione è sviluppare una responsabilità condivisa tra i membri dell’organizzazione stessa verso i suoi compiti produttivi”. Oggi, tuttavia, il tema della responsabilità si colloca in modo particolarmente significativo all’interno della dimensione del tempo. Pensare l’organizzazione come un organismo vivente implica riconoscerla come oggetto di cura. In questa prospettiva, il tempo non è solo una cornice neutra, ma una dimensione viva dell’esperienza organizzativa. Ogni organizzazione si muove nei tempi del proprio esistere: un tempo passato, legato alla tradizione e a ci che ha funzionato; un tempo presente, spesso attraversato da passaggi critici, conflittuali o non ancora pensati; e un tempo futuro, tempo del desiderio e dei mondi possibili da immaginare e costruire (Rotondo, 2019). La vitalità di un’organizzazione è strettamente connessa alla sua capacità di abitare questi tempi senza irrigidirsi, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e del proprio contributo al mondo in cui è inserita. Pensando al tempo presente, i contesti organizzativi, sia pubblici che privati, sono costantemente interessati da processi di cambiamento che sollecitano un rinnovamento dell’energia organizzativa (Laugeri, 2010). Tuttavia, quando la responsabilità non viene riconosciuta, condivisa e negoziata, pu instaurarsi una “simbiosi disfunzionale” (Schmid, Messmer, 2005), nella quale alcuni membri vengono implicitamente invitati ad assumersi responsabilità improprie mentre altri se ne sottraggono. Tali dinamiche possono essere lette attraverso la teoria dei comportamenti passivi (Schiff, 1975) e attraverso i quattro tipi di invito descritti da Schmid e Messmer (2005), che contribuiscono a cristallizzare assetti relazionali difensivi e a bloccare il fluire del tempo organizzativo in una ripetizione sterile o in una continua emergenza. In questo senso, il modo in cui un’organizzazione gestisce il tempo – ci che viene rimandato, accelerato, delegato o lasciato indefinito – diventa un indicatore clinico della qualità della responsabilità e dei confini. Il workshop è pensato con una metodologia di apprendimento esperienziale, attraverso momenti di confronto e attivazione, per accompagnare i partecipanti a riflettere sui processi di passività e sulla crisi della responsabilità che sperimentano o osservano nei propri contesti organizzativi. L’obiettivo è sostenere una visione proattiva della partecipazione organizzativa, passando “dalla svalutazione al dare valore” (Schmid), con una particolare attenzione alla qualità delle relazioni come dimensione temporale della cura. In questa direzione, il lavoro proposto intende accompagnare una “possibile ristrutturazione dell’immagine di sé e del proprio modo di essere nel mondo” (Ranci 2001), favorendo organizzazioni capaci di rimanere luoghi di esperienza significativa, di responsabilità condivisa e di vitalità nel tempo.
Adriano Anibaldi
Tempo e relazione: una lettura
Strategika Comprendere e trasformare la strutturazione del tempo relazionale: un workshop operativo con Strategika, Analisi Transazionale ed emozioni di Ekman Il workshop si configura come un laboratorio esperienziale dedicato alla lettura e alla trasformazione della strutturazione del tempo nelle relazioni. Il lavoro prenderà avvio da una situazione relazionale complessa, utilizzata come stimolo per un’analisi condivisa attraverso il Framework Strategika. I partecipanti saranno guidati nella rappresentazione dello scenario relazionale, rendendo visibili le dinamiche in gioco e la struttura del tempo che le sostiene. A partire dall’individuazione dei principali nodi disfunzionali, il gruppo lavorerà alla definizione strategica di pensieri, dialoghi e comportamenti alternativi, utilizzando le carte evolutive per costruire un nuovo scenario relazionale. L’esperienza proposta intende offrire strumenti operativi per osservare come il tempo viene agito nelle relazioni e per riprogettarlo in modo più funzionale nei diversi contesti di vita. Nel workshop il focus sarà posto su come il tempo prende forma nelle relazioni e su come viene, spesso senza consapevolezza, organizzato, agito o subito nei diversi contesti relazionali. Il lavoro partirà da una situazione relazionale complessa, proposta come stimolo iniziale. A partire da questo materiale, il gruppo sarà coinvolto in un processo di analisi condivisa che porterà alla rappresentazione dello scenario relazionale attraverso il Framework Strategika. Utilizzando le carte, i partecipanti costruiranno sul tavolo la scena relazionale, rendendo visibili gli attori coinvolti, le dinamiche in gioco e, in modo specifico, la struttura del tempo che caratterizza la relazione osservata. L’attenzione sarà posta su come il tempo viene organizzato all’interno dello scambio relazionale e su quali effetti produce sul funzionamento della relazione stessa. Individuata la struttura del tempo presente nello scenario e messi a fuoco i principali nodi disfunzionali, il lavoro si sposterà sul piano evolutivo. I gruppi saranno invitati a definire in modo strategico pensieri, dialoghi e comportamenti utili a modificare la struttura del tempo. Attraverso l’utilizzo delle carte evolutive, sarà quindi possibile diagrammare un nuovo scenario relazionale, rendendo osservabile una diversa modalità di organizzazione del tempo. Il workshop è pensato come un’esperienza operativa ed esperienziale. Non si tratta di proporre una classificazione teorica del tempo, ma di offrire uno spazio di lavoro in cui osservare concretamente come il tempo viene agito nelle relazioni e come possa essere riprogettato in modo più funzionale. L’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza sul proprio modo di vivere e organizzare il tempo relazionale, offrendo strumenti utilizzabili sia nei contesti professionali sia in quelli personali, per orientare il tempo verso una dimensione maggiormente generativa.
Valeria Corrias – Bernardo Carmina
Cineattimi – Into the Time
Il nostro workshop propone un viaggio dentro le molteplici forme del tempo attraverso la visione di alcune scene tratte dal film Into the wild e la proposta di esperienze corporee e sonore. I conduttori accompagneranno i partecipanti nel gruppo ad esperire e riflettere su come il tempo possa accelerare, rallentare, frammentarsi o azzerarsi, influenzando profondamente il modo in cui esistiamo, costruiamo relazioni, identità e senso. Le diverse “velocità” dei momenti della vita del protagonista del film, diventano una metafora dei nostri ‘movimenti’ interni e della nostra specifica strutturazione del tempo, dal bisogno di Isolamento all’intimità, riflettendo sui nostri bisogni relazionali fondamentali per vivere una vita piena.
Sara Filanti – Alessandra Pierini
Il tempo del divertimento da Berne alle Neuroscienze
Quanto tempo dedichiamo al divertimento? Il presente workshop si propone di esplorare la dimensione del divertimento attraverso una duplice lente: quella clinico-relazionale dell’Analisi Transazionale e quella delle moderne neuroscienze. Nella prima parte, il contributo teorico si focalizzerà sul concetto di strutturazione del tempo di Eric Berne, integrando la prospettiva di M.T. Romanini sulla valenza terapeutica ed evolutiva del divertimento. Quest’ultimo non viene inteso come semplice evasione, ma come elemento essenziale per l’equilibrio psichico. Successivamente, saranno analizzati i dati recenti riguardanti gli effetti del divertimento sul cervello. Il workshop evolverà quindi in una fase esperienziale: i partecipanti saranno coinvolti attivamente in stimoli guidati dalle conduttrici, volti a innescare processi di divertimento autentico, permettendo di osservare “dal vivo” il passaggio dalla teoria alla risposta emotiva e somatica. L’obiettivo finale è fornire ai professionisti strumenti teorici e pratici per riconoscere nel divertimento un potente alleato nel processo di crescita e di cura personale e professionale sperimentandolo in prima persona.
