AuthorBernardo

Abstracts – Il Tempo 2026

Alessandra Prosperi 

Il tempo dell’attesa

Viviamo oramai in una società iperconnessa, frenetica, accelerata che ci spinge a correre, fare tutto nel minor tempo possibile, a terminare prima possibile, a risolvere, a concludere. Cosa succede invece quando le esperienze di vita ci invitano a stare, a soffermarci, ad aspettare? L’obiettivo della mia presentazione è quello di riflettere sull’importanza per noi analisti transazionali a lavorare con i nostri pazienti nella direzione del dubbio, dell’attesa, nella difficile esperienza di tollerare e nel sentirci comunque al sicuro. Nel mondo dell’infante, Winnicot ci ricorda che quando una madre non riesce a rispondere ai suoi bisogni, l’infante fa esperienza di alcune ansie profonde, che elenca come andare in pezzi, cadere per sempre, essere senza alcuna relazione con il corpo, essere senza orientamento. Non sono queste le definizioni di sé che ci portano gli adulti in seduta di fronte ai loro eventi negativi? In presenza di una madre sufficientemente buona, dadere per sempre pu  trasformarsi nella meravigliosa sensazione di essere sostenuto e nell’avventura di essere trasportato da un luogo all’altro. Se noi terapeuti non siamo capaci di tollerare l’ignoto, il dubbio, le paure non possiamo aiutare l’altro a fermarsi, aspettare, cadere a pezzi senza paura. Di questo e altro parleremo insieme.


Stefano Morena

L’incontro clinico con il bambino: da Chronos a Kairos

In terapia il tempo cronologico (Chronos) lascia spazio al tempo dell’esperienza (Kairos). Cosa accade tra un grande ed un piccolo nella stanza d’analisi? Quali gli elementi che contraddistinguono il lavoro clinico con un bambino? In questo intervento evidenzieremo gli aspetti prioritari di questo tempo insieme. Ci concentreremo su quella che ci pare l’area più innovativa, l’elemento cardine dell’analisi transazionale in età evolutiva, il più distintivo: l’incontro tra due Bambini. 3   Alessandra Braga (CPAT-SIMPAT) Abitare la frontiera della cura: tempo, responsabilità e opzioni cliniche Lo studio di psicoterapia pu  diventare un luogo di strutturazione del tempo, capace di sostenere funzioni psichiche compromesse, nei momenti di maggiore fragilità, e di offrire un’alternativa responsabile al ricovero istituzionale. Dire che lo studio di psicoterapia diventa un luogo di strutturazione del tempo è pienamente coerente con il pensiero di Eric Berne. “L’eterno problema umano è la strutturazione delle ore della veglia. In questo senso esistenziale la funzione della vita sociale consiste nella reciproca assistenza per risolverlo.” (Berne, a che gioco giochiamo, pag.17)  Per l’Analisi Transazionale, la strutturazione del tempo rappresenta un bisogno primario: quando manca una struttura affidabile, le persone tendono a scivolare nell’isolamento, a rifugiarsi nei giochi psicologici oppure a ricercare forme di pseudo-intimità fusionali. Nel lavoro clinico qui descritto, lo studio di psicoterapia, lo spazio fisico, non si limita a offrire contenimento, ma assume una funzione organizzatrice del tempo psichico. Attraverso rituali condivisi(orari, ingressi, presenze), attività strutturate (studio, compiti, attività occupazionali), una limitazione dei giochi relazionali e la possibilità di sperimentare un’intimità non “fusiva”, il setting diventa uno spazio in cui la funzione dell’Io Adulto può  essere sostenuta e progressivamente riattivata (Berne, 1961; 1972). Lo studio di psicoterapia si configura come un contenitore intensivo e flessibile, capace di sostenere una fase critica, senza ricorrere all’istituzionalizzazione, al ricovero. Attraverso la presentazione e l’analisi del caso clinico della paziente M. e l’estensione del dispositivo ad altri pazienti, viene descritto un dispositivo di cura alternativo al ricovero ospedaliero o alla propria abitazione, costruito in collaborazione con la paziente, la famiglia e un’équipe allargata. Il lavoro viene discusso integrando riferimenti alla teoria winnicottiana dell’holding e del setting e all’Analisi Transazionale, in particolare ai concetti di Adulto, contratto e dipendenza evolutiva. Le opzioni cliniche costruite hanno favorito una modulazione graduale della separazione, il contenimento dell’angoscia e il rafforzamento delle funzioni Adulte dei pazienti. Il lavoro si propone di esplorare il concetto di psichiatria di frontiera come pratica clinica ed etica che si colloca nel solco post-basagliano, interrogando il tema del ricovero, del sostegno e della responsabilità del curante nei contesti territoriali. La psichiatria di frontiera emerge come una pratica fondata che richiede un’esplicita assunzione di rischio clinico ed etico. Abitare la frontiera significa trasformare il rischio in spazio di pensiero e di relazione, mantenendo la cura ancorata alla vita quotidiana e alle relazioni significative del paziente.


Gabriella Boniotti

Quando le parole tardano

Il tempo e lo spazio del campo relazionale con l’uso dei materiali artistici in psicoterapia Il tempo è un concetto chiave all’interno della vita di ogni persona, riguarda lo sviluppo, la crescita, l’organizzazione delle giornate di ognuno di noi. All’interno della teoria dell’Analisi Transazionale e della pratica clinica, ad essa connessa, richiama in me la strutturazione del tempo sociale proposto da Berne: una “scala dell’intimità” che va dall’isolamento (ritiro) all’intimità, quest’ultima intesa come

“relazione schietta, libera dal gioco (game), con reciproco dare e ricevere libero e senza sfruttamento” (Berne, 1972). L’uso dei materiali artistici all’interno del percorso terapeutico pu  essere visto come play (Cornell, 2015), cioè come un ponte che facilita il raggiungimento dell’intimità (Boniotti, 2024) perché mette in profonda sintonia sia con se stessi con l’altro attraverso un terzo/ medium che protegge dalla paura che l’entrare in intimità provoca.  La strutturazione del tempo di Berne pu  prevede sia la dimensione intrapsichica che quella relazionale della persona se, come proposto da R. Cook (2022). Vediamo l’isolamento non solo come una protezione dall’intimità, ma anche come la capacità di stare da soli, a contatto con il proprio mondo interno. Il contributo teorico (20’) ha l’obiettivo di illustrare la creazione del campo relazionale con l’utilizzo dei materiali, attraverso aspetti teorici ed esempi derivati dalla pratica clinica. Il campo relazionale che si crea tra terapeuta, paziente include il materiale artistico che pu  favorire sia l’intimità relazionale che intrapsichica. Come sostiene A. Ferro (1992, 2011, 2012) il modello del campo relazionale, trasforma la seduta da una semplice interazione tra due persone a un’area di cocostruzione onirica e narrativa e la terapia diventa un processo creativo (attivazione physis). In Analisi Transazionale, Summer e Tudor (2000, 2012) utilizzano il concetto di campo per descrivere la relazione terapeutica come un’entità dinamica e co-creata; mentre Hargaden e Sills (2002) parlano della matrice transferale/ controtransferale, descrivendola come uno spazio intersoggettivo in cui si incontrano i mondi interni di terapeuta e paziente, uno spazio dove avviene una trasformazione profonda del Sé attraverso l’esperienza vissuta nella relazione. Nel campo co-creato le soggettività di entrambi si influenzano a vicenda e l’apprendimento avviene in questo “spazio tra” (il Terzo analitico). I materiali artistici fungono da oggetti transizionali winnicottiani che mediano: – l’entrare in contatto con parti di sè (quando mancano le parole- esplorazione copione e protocollo di copione), in questo senso il prodotto artistico pu  essere visto come un’estensione di chi l’ha creato e allo stesso tempo protegge perché non è la persona stessa; – la relazione: quindi sono utili in situazioni traumatiche come nel trauma da shock e nel trauma da attaccamento (quest’ultimo pu  richiedere la costruzione di una fiducia relazionale non presente), quindi permette di un avvicinamento non diretto. Il materiale artistico pu  diventare, quindi, il terzo analitico, prodotto della co-creazione tra paziente e terapeuta e quindi incarnare una nuova esperienza di relazione (Little, 2011, relazione ripetuta e necessaria). Il materiale artistico permette lo sviluppo di una maggiore capacità di connessione con sé stessi, con gli altri e con il mondo esterno, sia per il paziente che per il terapeuta. Il prodotto artistico esternalizza aspetti interpersonali che possono essere esperiti e osservati (Della Cagnoletta, 2010) con una distanza di sicurezza. In questo modo il Sé emerge e si modella continuamente attraverso il contatto con l’altro, con e senza le parole, in protezione.


Laura Chirico 

Il tempo sospeso

Alterazione del ritmo sonno veglia e bisogni relazionali. Caso clinico di un adolescente  Qual è il ruolo del tempo nel momento in cui, l’esigenza di soddisfare i bisogni relazionali supera il soddisfacimento dei bisogni fisiologici? A partire da aspetti neuropsichiatrici, si presenterà il caso clinico di un adolescente. 6 Barbara Ricci (IRPIR) Da Chronos ad Ai n: dal tempo misurato al tempo dell’anima    Il concetto di tempo in AT non si limita alla sua dimensione cronologica, ma include il tempo psicologico del copione, quello congelato nelle decisioni infantili, e il tempo del cambiamento possibile.  Questo contributo esplora come le aspirazioni autonome, intese come movimenti profondi e vitali del sé verso la realizzazione di bisogni autentici, possano rappresentare una spinta trasformativa che rompe il tempo ciclico del copione ed apre alla possibilità di un tempo nuovo, creativo e personale: il tempo dell’anima!!!


Marco Vernieri

Il passato è più imprevedibile del futuro

Il paradosso del tempo: ovvero chiedere ai nostri antenati le risposte necessarie a leggere meglio il presente e orientare il futuro. Esiste un filo invisibile che lega le generazioni e anche se non lo vogliamo o nemmeno lo sappiamo, ci trasciniamo gli eventi piacevoli e i traumi di chi ci ha preceduto. Fare i conti col passato, “pagare i debiti” ancora sospesi, è l’unico modo per evitare il ripetersi delle situazioni. Attraverso qualche esempio tratto da una ricerca svolta nella mia costellazione familiare prover  a sostenere l’esistenza di questa “catena del tempo”.


Marco Mazzetti 

Il dottore del tempo

Al tempo è legata non poca della nostra sofferenza. Spesso temiamo il futuro, i pericoli che vi intravvediamo, e l’uno e gli altri sono un fertilizzante per la nostra ansia e per le sgradevoli sensazioni che a essa si accompagnano. Anche il passato spesso non ci sta simpatico: là sono collocati i nostri rimpianti, i nostri rimorsi, e più o meno tutti i nostri vissuti di colpa, la culla della depressione. Nel mio intervento descriver  alcune delle cose che pensiamo di sapere, oggi, sull’ansia e le sue basi neuroscientifiche, e qualcosa anche sulla colpa e la depressione. Ma soprattutto desidero raccontare del Dottore del Tempo, un uomo formidabile che circa 1700 anni fa capì cose che ci possono curare, insegnandoci a diventare amici della nostra ansia, a capire quanto sono preziosi i suoi doni, e ad amare anche il nostro passato, qualunque esso sia, e i frutti di cui ci ha colmato. È un uomo nato in Algeria, che si godette assai la vita, venne in Italia, a Milano, a studiare, impar  molte cose e se ne torn  in Algeria, con il suo amato figliolo Adeodato, dove scrisse libri formidabili.  Si chiamava Agostino, e ci ha insegnato che futuro e passato delle nostre vite, in quanto tali, non esistono. Esiste solo il modo con cui nel presente pensiamo a loro: Agostino, il Dottore del Tempo, con le sue intuizioni ci aiuta a curare il nostro tempo e a renderlo felice. Un passato e un futuro felici per il nostro presente, che è l’unico tempo che davvero viviamo.


Marialisa Ermini 

I tempi della memoria lungo l’arco della vita  

La memoria non è solo un archivio di eventi, ma un’esperienza che si costruisce nel tempo delle relazioni e viene interiorizzata lungo l’arco della vita. Questo intervento propone una lettura dei tempi della memoria lungo l’arco della vita, integrando contributi del neurosviluppo e dell’Analisi Transazionale. Dalle prime esperienze che costruiscono la memoria in forma implicita, corporea e affettiva, attraverso ritmi di sintonizzazione e di regolazione, alla memoria esplicita e narrativa che organizza la storia personale, fino alle trasformazioni che accompagnano l’invecchiamento e la possibile perdita del ricordo. Particolare attenzione viene data al ruolo della relazione terapeutica come “spazio-tempo” in cui memorie diverse possono incontrarsi, riorganizzarsi e trasformarsi, non tanto attraverso il recupero del ricordo, quanto grazie a nuove esperienze relazionali significative. In questo senso, la terapia offre alla persona un tempo nuovo in cui il passato pu  essere riletto, sentito e integrato, restituendo possibilità di scelta e di sviluppo lungo tutto l’arco della vita.


Cecilia Achilli 

Dalla Passività all’Autonomia Temporale: un approccio TAO allo sviluppo organizzativo

Nell’Analisi Transazionale il tempo non è una variabile esterna che scandisce gli eventi, ma una variabile generativa che struttura scelte, cambiamenti e identità nei sistemi organizzativi. In questo contributo, Cecilia Achilli con Alessandra Rosicarelli presentano un modello integrativo che connette le 4 Dimensioni dell’AT Organizzativa (E. Berne, 1963) — Strategica, Organizzativa, Relazionale, Identitaria — con le 4C della Mental Toughness (P. Clough & D. Strycharczyk) — Commitment, Control, Confidence, Challenge. L’integrazione è sinergica: la Strategia richiede Commitment per sostenere priorità ed esecuzione nel tempo; la Struttura diventa più funzionale quando è supportata da Control (confini, ruoli, gestione della pressione); le Relazioni sono potenziate dalla Confidence (fiducia, influenza, feedback); l’Identità culturale favorisce innovazione quando sostiene il Challenge (incertezza come opportunità di apprendimento). In questa prospettiva, il tempo non è neutro: è una risorsa continuamente attribuita di significato a ogni livello del sistema. La strategia orienta COME viene distribuito, l’organizzazione a COSA viene dedicato, le relazioni alla QUALITÀ con cui è vissuto, l’identità al SENSO che assume. Le 4C rappresentano le risorse interne per passare dal tempo “subìto” al tempo “agìto”, rendendo possibile un cambiamento sostenibile e trasformativo.


Daniele Eleodori e Laura Cremonini 

Il tempo senza confini: smart working e nuove dimensioni spazio-tempo

L’integrazione della sfera personale nel tempo di lavoro, divenuta strutturale dal 2020 soprattutto nei modelli ibridi, ha trasformato profondamente il modo in cui il tempo è percepito, vissuto e negoziato. In questo scenario le persone non si adattano più passivamente ai canoni tradizionali del lavoro, ma contribuiscono attivamente alla definizione dell’uso del tempo, ricercando un equilibrio dinamico tra autonomia, benessere e responsabilità. Tale evoluzione richiede alle organizzazioni una riflessione profonda sui propri modelli di gestione, affinché possano sostenere ambienti di lavoro basati su motivazione, engagement e responsabilità condivisa sui risultati — elementi che emergono sempre più come leve decisive per la sostenibilità ed il successo organizzativo. Quali i punti a favore, quali le criticità per le persone e per le organizzazioni di lavoro? Quali le leve degli analisti transazionali organizzativi per leggere ed intervenire sulle dinamiche Individuali e di sistema in atto?


Pietro Romanelli e Mario Procacci

Chronos e Kairos del Gruppo AT: Conduzioni a confronto…  

Si propone una Tavola Rotonda “allargata e interattiva” dove stimolare una riflessione sulla Conduzione dei Gruppi in Analisi Transazionale, mettendo in evidenza le diverse prospettive attraverso cui il Gruppo viene “pensato e gestito” da parte di Analisti Transazionali che da anni lo conducono. Per questo, l’incontro verrà preceduto da una raccolta di domande scritte da parte dei partecipanti al Convegno, che verranno messe in un contenitore e che saranno poi oggetto di discussione da parte dei c.d. esperti. Si seguirà la seguente procedura: •        Prima della Tavola Rotonda, si proporrà una “raccolta di domande” sul gruppo poste dai partecipanti al Convegno (libera e in post-it, da porre in un contenitore disponibile per tutti dal giorno prima). Durante la Tavola Rotonda le domande raccolte verranno poi assemblate su una lavagna in diverse aree tematiche (il setting, la gestione del gruppo, la terapeuticità del gruppo, ecc.). Accanto ai c.d. esperti, verranno invitati a prendere parte alla discussione quanti, tra i partecipanti, conducono attualmente gruppi. Definite le domande, e suddivise in aree tematiche, ogni conduttore avrà qualche minuto per dare la propria risposta e argomentarla. La platea sarà invitata a chiedere eventuali chiarimenti in base alle risposte ascoltate e alle loro probabili differenze, ed eventualmente approfondire l’argomento in un contesto applicativo specifico. La Tavola Rotonda allargata si concluderà con una ampia discussione in plenaria delle differenze e delle similitudini emerse.

Obiettivi: Rivalutare il gruppo come intervento di elezione in AT. Riflettere sulle diverse modalità di gestione del setting di gruppo, e del modo di “pensarlo” da parte dei diversi conduttori. Evidenziare le differenze personali nella conduzione e nella risoluzione delle problematiche tipiche che affronta un Conduttore di Gruppo in AT.  Metodologia: sensibilizzare i partecipanti facilitando la formulazione delle domande ai c.d. esperti di gruppo, a partire dal loro ambito lavorativo; sollecitare un confronto aperto sulla conduzione del Gruppo in AT. invitare i presenti a dare le proprie risposte e a fornire le proprie alternative o prospettive.


Noadia Lorusso – Antonella Liverano 

Il tempo frammentato: continuità, rotture e ri-narrazione nel trauma complesso, nei disturbi borderline e narcisistici di personalità

Il rapporto con il tempo rappresenta una delle dimensioni più compromesse nelle persone con trauma complesso e nei disturbi borderline e narcisistici di personalità. La temporalità soggettiva, infatti, viene spesso vissuta come discontinua, schiacciata sul presente emotivo o congelata in memorie traumatiche non integrate. La ricerca contemporanea evidenzia come questa alterazione del senso di continuità temporale e la compromissione dei sistemi di integrazione temporale — memoria autobiografica, continuità del sé, anticipazione — contribuisca a identità instabili, disregolazione affettiva e difficoltà nella costruzione di narrazioni coerenti di sé. A partire dal tema proposto dal convegno “Il Tempo”, come dimensione imprescindibile dell’esperienza umana e centrale nell’Analisi Transazionale, abbiamo pensato ad un workshop per sottolineare e riconsiderare l’importanza del tempo nel trattamento di pazienti borderline e narcisistici con Trauma complesso, al fine di predisporre un trattamento clinico mirato. L’approccio teorico sarà integrato e multidisciplinare, all’interno della cornice dell’Analisi Transazionale con il modello analitico transazionale del trauma di Jo Stuthridge (2006) per il trauma attraverso l’integrazione con le neuroscienze e il contributo di Kernberg e Van der Kolb sino ai più recenti sviluppi del modello TIST di Janina Fisher.  Arriveremo così a mostrare come un modello di trattamento ad approccio relazionale (Sills, Hargaden, 2002; Stuthridge, 2006) possa incidere sull’efficacia dell’intervento. Il workshop propone un’esplorazione clinica e teorica delle distorsioni temporali tipiche di queste configurazioni psicopatologiche: dal “presente emotivo dominante” del funzionamento borderline alla “sospensione del tempo” nelle esperienze dissociative del trauma complesso, fino all’oscillazione narcisistica tra immobilità difensiva e ricerca di un futuro idealizzato.  Verranno integrati contributi della psicotraumatologia, delle neuroscienze e dei modelli psicodinamici contemporanei. Attraverso vignette cliniche e brevi esercitazioni esperienziali, si discuterà come la compromissione della dimensione temporale sia centrale nella configurazione psicopatologica di questi pazienti e di come il lavoro terapeutico attraverso interventi di stabilizzazione, tecniche di mentalizzazione temporale, strategie di ricostruzione narrativa e pratiche volte a ristabilire una continuità diacronica del sé possa ricostruire un senso di tempo interno più stabile favorendo processi di mentalizzazione, promuovendo continuità narrativa e rendendo possibile una diversa articolazione tra passato, presente e futuro. L’obiettivo è fornire competenze operative per riconoscere la disorganizzazione temporale come componente trasversale e cruciale nei percorsi terapeutici con pazienti complessi e offrire strumenti pratici per riconoscere e trattare le distorsioni temporali come elementi centrali — e non accessori — nel percorso di cura.


Daniele Preti (SIMPAT)

Ti auguro di avere tempo nella vita organizzativa

Partendo dal contenuto della poesia Elli Michler – Ti auguro tempo – osserveremo e sperimenteremo come gli effetti di una mancata gestione Adulta (Consapevole) del tempo nei contesti organizzativi promuova Copioni culturali frutto di Simbiosi Disfunzionali (tra senzienti e con pseudo senzienti – AI -) che promuovono Giochi da cui apparentemente è impossibile sottrarsi perché viene meno la percezione della successione continua di istanti in cui si svolgono gli eventi, una dimensione fondamentale che ordina passato, presente e futuro, permettendo di misurare la durata dei fenomeni e il movimento, legato intrinsecamente alla nostra percezione del cambiamento.


Enrico Lisei 

RitmicaMente:l’esperienza dei diversi ritmi in psicoterapia

Ritmicamente è una parola che dà già la sensazione di una struttura nel tempo  che ri-torna, ri-pete e  ri-corda (ritornare al cuore,cordis ,che nella  radice indoeuropea è kerd che vuole dire vibrazione, suono) La durata, il battito e il ritmo sono una costante dell’esperienza preverbale già quando il bambino è un feto nella pancia della madre. L’umano fa esperienza  del mondo in forma ritmico musicale e poi, appena nato, il bimbo esperisce nell’incontro con la madre il mondo affettivo. Daniel Stern, psichiatra e psicoanalista diceva  “La danza e la musica sono esempi della espressività degli affetti vitali” e parl  del concetto di sintonizzazione affettiva tra la madre e il bambino. Erskine ha maggiormente sviluppato tale concetto nella psicoterapia integrativa. Una psicoterapia nel tempo, ha i suoi ritmi: uno psicoterapeuta all’interno di questo tempo scopre diversi ritmi cui adeguarsi ( sintonizzazione ritmica, R.Erskine).Questo workshop propone una esperienza per vivere il proprio ritmo legato alla propria vita e al proprio modo di fare psicoterapia.


Federica Panrella – Silvia Barrera 

L’istante eterno: quando il tempo si ferma nel cervello ferito 

Cronaca del tempo del trauma Nel presente lavoro si vuole percorrere un viaggio per comprendere cosa accada nel cervello umano quando ci si trova a vivere un evento traumatico. Le strutture cerebrali deputate ad immagazzinare i ricordi “congelano”, spesso in modo inconsapevole, l’istante dell’esperienza traumatica, rendendolo eterno nella memoria. Nel workshop si proporrà la rilettura del trauma attraverso il modello della Memoria Duale di Brewin, integrandolo con la teoria della Ridecisione, con la letteratura AT  sul trauma, con l’EMDR e la Coherence Therapy.  Si stimoleranno spazi di riflessione sulle possibili implicazioni nel nostro lavoro clinico, dando valore al concetto di Elastico in AT, riletto in una cornice neurobiologica. Si proporranno momenti esperienziali per viaggiare virtualmente negli istanti “eterni” della propria mente, lasciandosi sentire ed esperire e lasciando spazio alla propria creatività.


Maria Licia Scantamburlo (IRPIR) – Gabriella Boniotti 

Il tempo e la sua finitudine: il rapporto con la morte nella relazione terapeutica. L’AT come strumento di cura per il terapeuta e il paziente

Il tempo è una dimensione con cui noi umani ci dobbiamo confrontare e uno dei timori dell’umanità è il fatto oggettivo che individualmente il tempo ha una fine. L’esperienza umana si conclude con la morte e ci  porta talora alla negazione della finitudine. Questa negazione pu  essere agita anche nella stanza della terapia dove il tema della morte e il suo timore pu  emergere in modi espliciti e sovente impliciti, attraverso sintomi psichici e agiti inconsapevoli. Nel contesto odierno, l’ A.T. e le sue evoluzioni offrono strumenti e rappresentano una risorsa nell’ affrontare il tema della morte, a partire dalla physis, stati dell’io, copione, che si integrano con concetti attuali delle neuroscienze e approcci terapeutici che valorizzano canali espressivi non verbali e spirituali. Il valore della dimensione del tempo nella relazione con se stessi e con l’altro. Il rapporto del terapeuta con la morte, la finitudine dell’esistenza in relazione a se stesso e con il paziente; La necessità e il dovere del terapeuta di prendersi cura dei propri vissuti e del proprio percorso interiore rispetto alla morte; La capacità di trovare dentro di se stessi e nella relazione interpersonale la physis, l’energia vitale, la capacità di sognare, di andare oltre il temuto. Descrizione fonti e modalità di svolgimento attività partendo dai concetti di a.t. (physis, stati dell’io e copioni), integrandoli con concetti di neuroscienze e approcci terapeutici non verbali, le conduttrici proporranno degli stimoli teorici sul tema e attività esperenziali nel contesto del gruppo che si formerà. Si porra’ particolare attenzione al contratto di protezione con i partecipanti. La conduzione sarà condivisa tra le 2 conduttrici che, nel preparare il workshop, hanno sperimentato la forza vitale insita nella condivisione e desiderano trasportarla nel workshop.  Il workshop si propone l’obiettivo di stimolare la riflessione e attivare la consapevolezza dei terapeuti partecipanti sul tema della finitudine del tempo dell’esistenza individuale e sulla morte, in modo tale da poter accogliere tale tema nella stanza della terapia quando si manifesta in modo esplicito o implicito, stimolando nel contempo la physis, l’energia vitale, la capacita’ di sognare, di andare oltre il temuto.


Matteo Sala – Amelia Anghinoni 

Il tempo della responsabilità: dare valore e accompagnare i processi di cambiamento nelle organizzazioni 

Condividiamo il pensiero di A. Rotondo (2019) secondo cui “l’obiettivo di fondo di un’organizzazione è sviluppare una responsabilità condivisa tra i membri dell’organizzazione stessa verso i suoi compiti produttivi”. Oggi, tuttavia, il tema della responsabilità si colloca in modo particolarmente significativo all’interno della dimensione del tempo. Pensare l’organizzazione come un organismo vivente implica riconoscerla come oggetto di cura. In questa prospettiva, il tempo non è solo una cornice neutra, ma una dimensione viva dell’esperienza organizzativa. Ogni organizzazione si muove nei tempi del proprio esistere: un tempo passato, legato alla tradizione e a ci  che ha funzionato; un tempo presente, spesso attraversato da passaggi critici, conflittuali o non ancora pensati; e un tempo futuro, tempo del desiderio e dei mondi possibili da immaginare e costruire (Rotondo, 2019). La vitalità di un’organizzazione è strettamente connessa alla sua capacità di abitare questi tempi senza irrigidirsi, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte e del proprio contributo al mondo in cui è inserita. Pensando al tempo presente, i contesti organizzativi, sia pubblici che privati, sono costantemente interessati da processi di cambiamento che sollecitano un rinnovamento dell’energia organizzativa (Laugeri, 2010). Tuttavia, quando la responsabilità non viene riconosciuta, condivisa e negoziata, pu  instaurarsi una “simbiosi disfunzionale” (Schmid, Messmer, 2005), nella quale alcuni membri vengono implicitamente invitati ad assumersi responsabilità improprie mentre altri se ne sottraggono. Tali dinamiche possono essere lette attraverso la teoria dei comportamenti passivi (Schiff, 1975) e attraverso i quattro tipi di invito descritti da Schmid e Messmer (2005), che contribuiscono a cristallizzare assetti relazionali difensivi e a bloccare il fluire del tempo organizzativo in una ripetizione sterile o in una continua emergenza. In questo senso, il modo in cui un’organizzazione gestisce il tempo – ci  che viene rimandato, accelerato, delegato o lasciato indefinito – diventa un indicatore clinico della qualità della responsabilità e dei confini. Il workshop è pensato con una metodologia di apprendimento esperienziale, attraverso momenti di confronto e attivazione, per accompagnare i partecipanti a riflettere sui processi di passività e sulla crisi della responsabilità che sperimentano o osservano nei propri contesti organizzativi. L’obiettivo è sostenere una visione proattiva della partecipazione organizzativa, passando “dalla svalutazione al dare valore” (Schmid), con una particolare attenzione alla qualità delle relazioni come dimensione temporale della cura. In questa direzione, il lavoro proposto intende accompagnare una “possibile ristrutturazione dell’immagine di sé e del proprio modo di essere nel mondo” (Ranci 2001), favorendo organizzazioni capaci di rimanere luoghi di esperienza significativa, di responsabilità condivisa e di vitalità nel tempo.


Adriano Anibaldi 

Tempo e relazione: una lettura

Strategika  Comprendere e trasformare la strutturazione del tempo relazionale: un workshop operativo con Strategika, Analisi Transazionale ed emozioni di Ekman     Il workshop si configura come un laboratorio esperienziale dedicato alla lettura e alla trasformazione della strutturazione del tempo nelle relazioni. Il lavoro prenderà avvio da una situazione relazionale complessa, utilizzata come stimolo per un’analisi condivisa attraverso il Framework Strategika. I partecipanti saranno guidati nella rappresentazione dello scenario relazionale, rendendo visibili le dinamiche in gioco e la struttura del tempo che le sostiene. A partire dall’individuazione dei principali nodi disfunzionali, il gruppo lavorerà alla definizione strategica di pensieri, dialoghi e comportamenti alternativi, utilizzando le carte evolutive per costruire un nuovo scenario relazionale. L’esperienza proposta intende offrire strumenti operativi per osservare come il tempo viene agito nelle relazioni e per riprogettarlo in modo più funzionale nei diversi contesti di vita. Nel workshop il focus sarà posto su come il tempo prende forma nelle relazioni e su come viene, spesso senza consapevolezza, organizzato, agito o subito nei diversi contesti relazionali. Il lavoro partirà da una situazione relazionale complessa, proposta come stimolo iniziale. A partire da questo materiale, il gruppo sarà coinvolto in un processo di analisi condivisa che porterà alla rappresentazione dello scenario relazionale attraverso il Framework Strategika. Utilizzando le carte, i partecipanti costruiranno sul tavolo la scena relazionale, rendendo visibili gli attori coinvolti, le dinamiche in gioco e, in modo specifico, la struttura del tempo che caratterizza la relazione osservata. L’attenzione sarà posta su come il tempo viene organizzato all’interno dello scambio relazionale e su quali effetti produce sul funzionamento della relazione stessa. Individuata la struttura del tempo presente nello scenario e messi a fuoco i principali nodi disfunzionali, il lavoro si sposterà sul piano evolutivo. I gruppi saranno invitati a definire in modo strategico pensieri, dialoghi e comportamenti utili a modificare la struttura del tempo. Attraverso l’utilizzo delle carte evolutive, sarà quindi possibile diagrammare un nuovo scenario relazionale, rendendo osservabile una diversa modalità di organizzazione del tempo. Il workshop è pensato come un’esperienza operativa ed esperienziale. Non si tratta di proporre una classificazione teorica del tempo, ma di offrire uno spazio di lavoro in cui osservare concretamente come il tempo viene agito nelle relazioni e come possa essere riprogettato in modo più funzionale. L’obiettivo è favorire una maggiore consapevolezza sul proprio modo di vivere e organizzare il tempo relazionale, offrendo strumenti utilizzabili sia nei contesti professionali sia in quelli personali, per orientare il tempo verso una dimensione maggiormente generativa.


Valeria Corrias – Bernardo Carmina 

Cineattimi – Into the Time

Il nostro workshop propone un viaggio  dentro le molteplici forme del tempo attraverso la visione di alcune scene tratte dal film Into the wild e la proposta di esperienze corporee e sonore.  I conduttori accompagneranno i partecipanti nel gruppo ad esperire e riflettere su come il tempo  possa accelerare, rallentare, frammentarsi o azzerarsi, influenzando profondamente il modo in cui esistiamo, costruiamo relazioni, identità e senso.  Le diverse “velocità” dei momenti della vita del protagonista del film, diventano una metafora dei nostri ‘movimenti’ interni e della nostra specifica strutturazione del  tempo, dal bisogno di Isolamento all’intimità,  riflettendo sui nostri bisogni relazionali fondamentali per vivere una vita piena.


Sara Filanti – Alessandra Pierini 

Il tempo del divertimento da Berne alle Neuroscienze

Quanto tempo dedichiamo al divertimento? Il presente workshop si propone di esplorare la dimensione del divertimento attraverso una duplice lente: quella clinico-relazionale dell’Analisi Transazionale e quella delle moderne neuroscienze.  Nella prima parte, il contributo teorico si focalizzerà sul concetto di strutturazione del tempo di Eric Berne, integrando la prospettiva di M.T. Romanini sulla valenza terapeutica ed evolutiva del divertimento. Quest’ultimo non viene inteso come semplice evasione, ma come elemento  essenziale per l’equilibrio psichico. Successivamente, saranno analizzati i dati recenti riguardanti gli effetti del divertimento sul cervello.  Il workshop evolverà quindi in una fase esperienziale: i partecipanti saranno coinvolti attivamente in stimoli guidati dalle conduttrici, volti a innescare processi di divertimento autentico, permettendo di osservare “dal vivo” il passaggio dalla teoria alla risposta emotiva e somatica.  L’obiettivo finale è fornire ai professionisti strumenti teorici e pratici per riconoscere nel divertimento un potente alleato nel processo di crescita e di cura  personale e professionale sperimentandolo in prima persona.

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Sabato 18 Aprile 2026

08.30 – 09.00 Corrias V., Ermini M.: 50 anni di AT in Italia –

■ WORKSHOPS IN PARALLELO

09.00 – 10.30 Lisei E.: RitmicaMente: l’esperienza dei diversi ritmi in psicoterapia

09.00 – 10.30 Preti D.: Ti auguro di avere tempo nella vita

09.00 – 10.30 Scantamburlo M.L., Boniotti G.: Il tempo e la sua finitudine: il rapporto con la morte nella relazione terapeutica. L’AT come strumento di cura per il terapeuta e il paziente

09.00 – 10.30 Battisti C., D’Errico M. Il senso del tempo in psicoterapia: il tempo che cura

■ WORKSHOPS IN PARALLELO

10.45 – 12.15 Tiezzi F.: Orecchio, voce del terapeuta e musicalità della relazione

10.45 – 12.15 Sala M, Anghinoni A.: Il tempo della responsabilità: dare valore e accompagnare i processi di cambiamento nelle organizzazioni

10.45 – 12.15 Panella F., Barrera S.: L’istante eterno: quando il tempo si ferma nel cervello ferito. Cronaca del tempo del Trauma

10.45 – 12.15  Pierini A., Filanti S.: Il tempo del divertimento da Berne alle Neuroscienze

12.15 – 12.35 Coffee Break

■ WORKSHOPS IN PARALLELO

12.35 – 14.05 Corrias V., Carmina B.: Cineattimi: Into the time

12.35 – 14.05 Anibaldi E.A.: Tempo e relazione: una lettura Strategika Comprendere e trasformare la strutturazione del tempo relazionale

12.35 – 14.05 Lorusso N., Liverano A.: Il tempo frammentato: continuità, rotture e ri-narrazione nel trauma complesso, nei disturbi borderline e narcisistici di personalità

14.05 – 14.30  Conclusioni e chiusura del Convegno

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Venerdì 17 Aprile 2026

08.30 – 09.15 Registrazione

09.15 – 09.45 Introduzione al convegno – Gloria Franco

■ RELAZIONI IN PLENARIA

Chair: Silvia Attanasio Romanini

09.45 – 10.15  Mazzetti M.: Il dottore del tempo

10.15 – 10.35 Ricci B.: Da Chronos ad Aiòn: dal tempo misurato al tempo dell’anima

10.35 – 11.00 Vernieri M.: Il passato è più imprevedibile del futuro

11.00 – 11.20 Discussione

11.20 – 11.50 Coffee Break

■ RELAZIONI IN PLENARIA

Chair: Sara Filanti

11.50 – 12.10 Ermini M.: I tempi della memoria lungo l’arco della vita

12.10 – 12.30 Morena S.: L’incontro clinico con il bambino: da Chronos a Kairos

12.30 – 12.50 Chirico L.: Il tempo sospeso. Alterazione del ritmo sonno veglia e bisogni relazionali. Caso clinico di un Adolescente

12.50 – 13.20 Discussione

13.20 – 14.30 Pranzo

■ TRAIETTORIE CLINICHE PROSPETTIVE A CONFRONTO

14.30 – 16.00 Romanelli P., Procacci M.: Chronos e Kairos del Gruppo AT: Conduzioni a confronto…

16.00 – 16.30 Coffee Break

■ RELAZIONI IN PLENARIA

Chair: Alessandra Pierini

16.30 – 16.50 Eleodori D., Cremonini L.: Il tempo senza confini: smart working e nuove dimensioni spazio tempo

16.50 – 17.20 De Ambrogio U.: Sei un leader o un ostaggio? Il leader base sicura nel lavoro che cambia

17.20 – 17.40 Achilli C.: Dalla Passività all’Autonomia Temporale: un approccio TAO allo sviluppo organizzativo

17.40 – 18.00 Discussione

■ RELAZIONI IN PLENARIA

Chair: Simonetta Caldarone

18.00 – 18.20 Prosperi A.: Il tempo dell’attesa

18.20 – 18.40 Braga A.: Abitare la frontiera della cura: tempo, responsabilità e opzioni cliniche

18.40 – 19.00 Novellino M.: Il tempo nell’approccio psicodinamico

19.00 – 19.20 Festeggiamenti CTA e nuovi soci

20.00 ”Ritorno alle origini” –  Cena con delitto

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Il Tempo (17-18 Aprile 2026)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Tempo

XXXV Convegno Annuale SIMPAT
Giornate Italiane di Analisi Transazionale

17-18 Aprile 2026

Forma Spazi – Via Cavour 181, Roma [formaspazi.it]

Il tempo è una dimensione imprescindibile dell’esperienza umana. Quali significati assume, come orienta e come sostanzia il nostro vivere in relazione con noi stessi e con l’altro? Nell’Analisi Transazionale il tempo occupa un posto centrale. Alla luce della contemporaneità ci sono aspetti della teoria e della pratica relativi al tempo che meritano di essere riconsiderati? Esplorare questa dimensione è un modo per dargli valore e aggiornarne il senso così da aprirsi a nuove visioni che tengano conto della ricchezza dei diversi contributi, secondo una prospettiva costruttiva, multiculturale e multidisciplinare.

PROGRAMMA

ABSTRACTS

QUOTE DI ISCRIZIONE
(Comprensive di 3 Coffee Break e 1 Pranzo)

SOCI Quota con ECM
Entro il 17/03/2026 170,00 € 200,00 €
Dopo il 17/03/2026 190,00 € 220,00 €
NON SOCI Quota con ECM
Entro il 17/03/2026 190,00 € 220,00 €
Dopo il 17/03/2026 210,00 € 240,00 €
ALLIEVI
Scuola di Specializzazione e Università 100,00 €
STREAMING ONLINE
Diretta online (Venerdì 17/04/2026) 100,00€
1 GIORNATA IN PRESENZA
Venerdì 17/04/2026 120,00 €
Sabato 17/04/2026 50,00 €

 

CREDITI ECM PER MEDICI E PSICOLOGI: 13 CREDITI
CREDITI CNCP
PER COUNSELLOR

L’evento RES 2007 – 482382 Ed. 1 con obiettivo formativo n°3 è stato accreditato ECM per n° 90 partecipanti per le seguenti professioni e discipline: Medico Chirurgo: Neurologia, Neuropsichiatria Infantile, Pediatria, Pediatria (Pediatri di libera scelta), Psichiatria, Psicoterapia; Psicologo: Psicologia, Psicoterapia; Assistente Sanitario; Educatore Professionale; Logopedista; Tecnico Della Riabilitazione Psichiatrica; Terapista Della Neuro E Psicomotricità Dell’età Evolutiva; Terapista Occupazionale. Il Provider Qiblì srl (ID n. 2007) ha assegnato a questo evento n° 13 crediti formativi validi per il triennio formativo 2026 – 2028.

ESTREMI DEL PAGAMENTO:

Bonifico C/C Banca Etica, intestato a SOC.ITALIANA METODOL.PSICOTERAP. E ANALISI TRANSAZIONALE

IBAN: IT 09 Y 05018 03200 000016797805

Clicca qui per iscriverti

***

Cena Sociale: Cena con Delitto! “Ritorno alle Origini”

Oltre ai lavori scientifici, siamo lieti di invitarvi alla nostra serata conviviale! Venerdì 17 aprile si terrà la Cena con Delitto intitolata “Ritorno alle origini”. Sarà un’occasione imperdibile per divertirsi e socializzare in un’atmosfera originale.

Siete pronti a vestire i panni dell’investigatore tra una portata e l’altra?

Quando: Venerdì 17.04.2026, ore 19:30 – 22:30.

Dove: Fondazione Telethon, Via Varese 16/B, Roma.

Costo: 35 € (include cena e gioco).

Prenotazione: Obbligatoria entro il 12/04/2026  tramite questo link  https://forms.gle/m7qPpiQpRyCxgeWB6

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Corposamente 2025

19-21 Settembre 2025

Villa Borromeo – Pesaro (PU)

Quote

Camera Singola 270,00 €

Camera Doppia 255,00 €ù

Camera Tripla 230,00 €

Minori sotto i 12 anni 110,00 €

Per iscriversi:

https://forms.gle/6hMnVozKeKUAixpo7

 

ISCRIZIONE RISERVATA AI SOCI ENTRO IL 10.07.2025

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Abstracts

VENERDÌ 11 APRILE

 Marco Mazzetti           

Di cosa parliamo, quando parliamo di cultura?    

Relazione

“Nel mio intervento discuterò il concetto di “cultura” mostrando quanto esso possa essere multiforme, perché definire cosa possiamo intendere per cultura è a mio parere necessario per comprendere il copione culturale.
Mi prefiggo di mostrare come esista una componente collettiva e una individuale di cultura, una componente esplicita, consapevole, e una implicita, in buona parte inconsapevole. e di come entrambe influiscano nel creare quella che possiamo definire “identità culturale”.
Tener presente questa complessità ci può servire per trovare un equilibrio tra il rischio di sottovalutare da un lato, e di sopravvalutare dall’altro, le differenze culturali, per evitare stereotipi e pregiudizi.
Il copione culturale deriva dalla complessità del concetto di cultura: come possiamo esserne consapevoli? Come, grazie a questa consapevolezza, possiamo scegliere spontaneamente i nostri comportamenti? Come possiamo permetterci l’intimità e raggiungere la nostra autonomia?
Questa sembra essere la sfida dei nostri tempi. Possiamo consolarci pensando che, probabilmente, è stata la sfida di ogni nostro simile, dalle origini dell’umanità.


Alessandra Pierini

Riposati ogni tanto; un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante. (Ovidio). L’inganno della società odierna e il fenomeno del Burn-out

Relazione

Il burnout è un fenomeno sempre più diffuso nella nostra società che sembra spingere verso la produttività costante, la competizione e il successo.
Le pressioni sociali sono molte: l’aspettativa di essere sempre efficienti, di ottenere risultati in ogni campo (lavoro, vita privata, aspetto fisico, ecc.), e di vivere in modo “”perfetto”” può portare a uno stato di esaurimento mentale e fisico. Spesso non c’è tempo per fermarsi e riflettere su cosa ci fa veramente stare bene, perché siamo troppo presi dal fare e dal raggiungere traguardi esterni.
Nella presentazione verrà data una lettura analitico transazionale di questo fenomeno, espressione del copione cultuale in cui viviamo, sia da un punto di vista delle organizzazioni che del singolo individuo, per poi individuare gli elementi che possono consentire la prevenzione del burnout.


Laura Cremonini, Daniele Eleodori, Antonella Severino          

Ambiente esterno e organizzazioni: una fase evolutiva del copione culturale nella direzione di benefici condivisi               

Relazione

“L’intervento propone una riflessione plurale sul decisivo cambio di prospettiva e di approccio che le organizzazioni stanno sperimentando a seguito dei cambiamenti epocali che l’ambiente esterno e le persone pongono alla loro attenzione.
Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a radicali evoluzioni nel contesto economico, culturale e sociale: l’avvento delle tecnologie digitali e l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi e nelle metodologie di lavoro, i mutamenti climatici e di normativa sulla responsabilità ambientale, sociale e di governo, l’evoluzione dei concetti di diversità, equità ed inclusione, l’evoluzione delle curve demografiche e degli stili e degli approcci generazionali.
Questi mutamenti oltre ad imporre alle organizzazioni il ripensamento delle loro strategie di sopravvivenza e di successo, nel tempo si sono tradotti in nuovi bisogni, aspettative, comportamenti e desideri delle persone sul lavoro.
Un ampio consenso si è generato tra gli analisti su alcuni fattori che sono emersi quali elementi chiave nelle aziende che hanno successo in un ambiente esterno che oggi è caratterizzato da volatilità, incertezza, complessità ed ambiguità.
Insieme all’agilità, l’allineamento alla strategia ed ai valori, l’etica e la sostenibilità, la cultura organizzativa e lo stile della leadership risultano fattori chiave nella capacità delle organizzazioni di attrarre, motivare e far crescere le persone al loro interno determinando condizioni di vantaggio competitivo e successo.
Attraverso una panoramica sui principali cambiamenti con cui si confrontano le organizzazioni di oggi e la presentazione di esperienze concrete, l’intervento proporrà una riflessione su come gli elementi che costituiscono la  cultura delle organizzazioni, così come delineati da Berne (Etichetta, Tecnica e Carattere), siano oggetto di un profondo ripensamento e di un’evoluzione nella direzione di maggiori interdipendenza, inclusività dei bisogni e valorizzazione delle differenze delle persone  quali fattori competitivi di successo.


Marco Vernieri

La cultura come strumento di gestione del Personale

Relazione

Il pensiero si elabora con le parole conosciute: per aprire la mente si deve arricchire il proprio vocabolario e per farlo servono i libri, l’unica invenzione che sfida il progresso tecnologico (e vince sempre sulla distanza).
In un mondo che si afferma e si sofferma sempre più sulla superfice, la cultura diventa un modo rivoluzionario per investire sulla crescita delle persone. Il ruolo delle aziende non può essere solo quello di generare produttività e profitto: esse devono assumersi la responsabilità istituzionale di creare valore attraverso la crescita culturale dei propri dipendenti. Non è solo un investimento sul “bene comune”, anche il capitale umano dell’azienda ne beneficia: la lettura, ad esempio, accresce la conoscenza, stimola la fantasia e la curiosità, potenzia la memoria, accresce la concentrazione, migliora le capacità comunicative, rafforza le capacità analitiche, sviluppa la creatività. In una parola, consente di avere persone migliori.
La testimonianza di un’esperienza aziendale che parte in salita e si trasforma inaspettatamente in un successo e una ricognizione del nuovo “mecenatismo”, ci aiutano a riscoprire il valore della cultura, “l’unico bene dell’umanità che, diviso tra tutti, anziché diminuire diventa più grande” (Hans Georg Gadamer filosofo tedesco)


Valeria Corrias, Antonella Severino, Bernardo Carmina

I’m feeling good… CineATtimi e Komorebi (木漏れ日) condivisione di sguardi filtrati attraverso la luce del copione culturale

Workshop

Come il copione culturale influenza il nostro costruirci persona? Quali aspetti della cultura in cui siamo immersi e che  costruiamo collettivamente tracciano le linee del nostro benessere esistenziale?
I partecipanti al workshop potranno partecipare alla co costruzione di significati e riflessioni stimolati dalla visione di alcune parti del film ‘Perfect days’ di W. Wenders (2024).
Similmente alla pratica giapponese del Komorebi (木漏れ日) volgeremo lo sguardo in alto, alle fronde degli alberi, attraverso cui passa la luce del sole, dove le forme dinamiche e vitali di rami, foglie e cielo, rappresentano nuovi e mutevoli orizzonti tra terra e aria che abbiamo bisogno di guardare.


Roberta Musso

Hai sempre ragione tu!: Copioni sessuali culturali nei conflitti di coppia

Workshop

Molto spesso nelle nostre realtà cliniche e non solo assistiamo a conflitti di coppia che spesso si basano su dei processi comunicativi che hanno come base transazioni ulteriori e confini di ruoli sessuali poco chiari.
Su questi processi si fondano giochi psicologici che una volta affrontati rendono più forti le singole individualità della coppia e più autentica la relazione.
Il workshop proporrà degli spunti teorico pratici per osservare alcuni elementi delle dinamiche comunicative tra uomo e donna all’interno di un processo di coppia.


Clara Battisti, Michele D’Errico    

Il Genitore Affettivo nella Teoria Polivagale               

Workshop

Il copione culturale del nostro tempo sembra privilegiare la violenza come metodo per risolvere le divergenze. Prova ne sono i numerosi e tragici eventi di cui è piena la cronaca e, ancor di più, le numerose guerre in corso nel mondo che si aggiungono alla pandemia di Covid e all’emergenza climatica che sembra non preoccupare i potenti. Tutto questo comporta il susseguirsi di traumi fisici e psicologici che rendono difficoltosa la resilienza.
La teoria polivagale illustra le reazioni dell’uomo in situazioni di pericolo. L’attivazione immediata del sistema di difesa ha origine nel tronco encefalico, che costituisce la parte evolutivamente più antica del cervello, ed è mediata dal nervo vago e dal sistema simpatico.
Capire e applicare la teoria polivagale può trasformare molti ambiti della nostra vita.  Attraverso la deliberata attivazione della parte ventrale del nervo vago che favorisce il benessere personale e relazioni intime, la neurofisiologia può aiutarci a sentirci connessi e al sicuro nella relazione con l’altro.


Silvia Salvarelli          

Trame del Copione contemporaneo

Relazione

Compilando la griglia di personalità di M Teresa Romanini, prendendo come protagonista l’ uomo contemporaneo, intendo presentare il suo contenuto di Copione e le possibilità linee di forza da sviluppare per la costruzione di un futuro di maggiore pace e speranza.


Ilaria Caniggia             

“Ennui”: l’importanza di un sentimento complesso e multiforme nell’attuale copione culturale

Relazione

La noia è uno stato emotivo complesso e affascinante ma spesso sottovalutato; è un’esperienza comune a tutti, che può manifestarsi in modi diversi e avere diversi significati.
La noia ha radici profonde nella storia; nel corso dei secoli ha assunto diverse forme e significati, passando dall’essere considerata una mancanza morale o spirituale a una condizione esistenziale e sociale.
Anche nel XXI secolo, la noia rimane un tema rilevante, esplorato da autori di diverse generazioni e provenienze.
La relazione vuole essere un invito alla riflessione sulla noia, all’interno dell’attuale copione culturale partendo da un excursus storico e giungendo ad una valorizzazione di un concetto così delicato e peculiare dell’essere umano.


Antonino Raneri        

L’influenza del contesto nelle relazioni affettive   

Relazione

“E’ meglio starsene da soli! …e poi?”
L’influenza del contesto culturale nella costruzione delle relazioni affettive: analisi di un caso clinico.
Il lavoro prenderà le mosse dall’analisi dei dati intorno alla gestione delle relazioni umane nel mondo odierno. Le riflessioni sociologiche e filosofiche ci permetteranno di cogliere la trasformazione della nostra società e i valori che la sostengono. Analizzerò un caso clinico, in chiave AT, utilizzando, tra gli altri, i concetti di Cultura di gruppo, Imago di gruppo, Genitore culturale, al fine di evidenziare in che modo la cultura condiziona la costruzione di una relazione di coppia.


Chiara Budini               

Il setting ambientato in psicoterapia come allargamento del copione culturale            

Workshop

In alcuni contesti educativi si usa proporre da tempo all’utenza di entrare in un mondo a parte, di “diventare” un personaggio di quel mondo. Questa appartenenza permette di sperimentare un copione culturale alternativo a quello della società in cui viviamo. Da questa suggestione nasce l’idea di usare il setting ambientato in un contesto psicoeducativo e psicoterapeutico, con l’età evolutiva e non solo. Nel workshop i partecipanti potranno esperimentarsi nell’ideare e nel prendere parte a un setting ambientato e discutere insieme sulle opportunità terapeutiche che esso presenta, in primis come ampliamento del copione culturale dei partecipanti.


Raffaella Sasso

Copione culturale e configurazioni del mondo: l’Amore al tempo dei nuovi demoni

Workshop

Osservando le evidenze fenomenologiche di sofferenza pervasiva sempre più evidente a livello individuale, relazionale, sociale, mondiale risulta più che mai imprescindibile interrogarci rispetto alle modalità attraverso le quali i Copioni Culturali dominanti del nostro tempo ridefiniscano il nostro “essere nel mondo”, quale visione di umanità sottendano, quale forma di relazione, di linguaggio, di pensiero, di convinzioni adombri.
Osservare quale sia la matrice ed il processo che accomunano le molteplici manifestazioni di sofferenza pur nell’apparente diversità e come ciò influenzi il nostro lavoro attraverso il campo informazionale morfogenetico prodotto.
Oggi più che mai, pertanto, appare evidente la potenza dell’intuizione berniana rispetto all’azione di plagio del demone che corrompe i bisogni esistenziali di attaccamento, di individuazione, di appartenenza del Bambino attraverso “falsi permessi” che, come cavalli di troia, contengono ingiunzioni letali (non sentire, non esistere,…)
Attualmente tale processo ha assunto nuove forme: il Copione narcisistico competitivo basato sul controllo ossessivo-compulsivo dell’altro come oggetto di consumo diviene oggi Copione schizoparanoide in cui l’altro non esiste se non come entità pervasività da distruggere.
L’uccisione di Dio e del padre in tutte le sue declinazioni esita in intollerabile condizione di solitudine e di non senso.
Nella seduzione di una libertà senza limiti e senza anima l’uomo diviene cosmicamente solo e mortale.
Così il bisogno esistenziale di senso, le domande di sempre: “chi sono”, “da dove vengo”, “dove andrò” riemergono come delirio di onnipotenza ed immortalità attraverso il vello d’oro della scienza e della tecnica, nuovo Dio Baal divorante.
Ma sappiamo che il sintomo patologico, a qualunque livello, contiene in sé sia la manifestazione del copione sia la direzione, la via di liberazione dal Copione stesso.
Questi tempi apocalittici sono dunque anche tempi di rivelazione.
Il così detto male, il demone, è sempre a servizio del bene, è strumento per forgiare la nostra anima incarnata, unica e irripetibile.
La relazione d’amore a livello dell’anima, in tutte le sue forme, diviene in tal modo luogo di presenza e di trasmutazione.
Il seminario si propone come spazio di riflessione, scambio e condivisione degli aspetti maggiormente pervasivi del demone e della matrice comune ai differenti aspetti patologici osservati.
In particolare focalizzeremo l’attenzione sulle relazioni d’amore al fine di scoprire insieme, nei sintomi copionali, lo stimolo positivo già contenuto in essi ed i semi nuovi di rinnovamento.
Ad una prima parte descrittiva seguirà la parte esperienziale attraverso esercizi bio-psico-socio-esistenziali per addivenire a stati di “coscienza allargata” condivisi.


Eleonora Carozza, Giovanni Zito 

“La danza del femminile e del maschile” come strumento finalizzato alla conoscenza di sé e del proprio copione a passo di musica

Workshop

La vita nella società attuale, caratterizzata da iperconnessione e uso massivo della rete e dello smartphone, spinge sempre di più verso l’isolamento sociale.
Le ridotte relazioni personali ostacolano la possibilità di sperimentare relazioni di interdipendenza e quindi l’imparare a “essere intimi”. I minori, in particolare gli adolescenti, sono quelli più esposti a tale pressione culturale ed è quindi nostro dovere occuparcene.
Per esperienza sappiamo che “La danza del femminile e del maschile” (articolata in incontri di gruppo di teatro danza-tango ad approccio corporeo-emotivo,) è un possibile strumento di aiuto per acquisire competenze relazionali fondate sull’okness e in questo workshop se ne vuole dare un assaggio.
Durante le esperienze di teatro danza-tango, la postura e le tensioni muscolari evidenziabili ci informano sugli Stati dell’Io, e con essi emergono specifici processi relazionali appartenenti al proprio copione personale e culturale. In questo workshop esperienziale i discenti avranno l’opportunità attraverso l’esperienza di teatro danza-tango ad approccio corporeo-emotivo di lavorare sul corpo nelle sue posture, osservando come si muove in relazione a sé stesso, agli altri e nello spazio. L’Analisi Transazionale (AT) è la cornice teorica insieme all’ Analisi Transazionale Socio Cognitiva (ATSC) e si rivela particolarmente utile nell’evidenziare i processi relazionali, gli Stati dell’Io sottesi ed il proprio copione. Per la parte esperienziale avremo in prezioso contributo di Barbara Petrucci Educatrice-Attrice-Regista e Giovanni Sciuto Maestro di tango-Fisioterapista.


SABATO 12 APRILE

Alessandra Prosperi

La scelta vitale              

Relazione

L’obiettivo del mio intervento è quello di stimolare uno spazio di riflessione sul tema della “responsabilità individuale della scelta”.
Se il copione culturale è determinato dai messaggi trasmessi dai genitori e legati alla cultura di appartenenza della famiglia, quali sono nel momento in cui viviamo questi messaggi?
Per esempi il denaro, il lavoro, i consumi, rispecchiano la nostra percezione di una vita “viva”?
Ci sentiamo al sicuro?
Ci sentiamo di vivere una qualità di vita adeguata alla nostra percezione di “benessere”?
Viviamo pienamente con soggettività la nostra vita o viviamo secondo un principio di autoconservazione, perché spaventati, perché incapaci di esplorare, di sbagliare, di desiderare…di sognare?
Se il corso di vita è ciò che veramente accade nella vita di una persona e risulta influenzato dal corredo genetico, dalle influenze genitoriali, dalle influenze esterne, come veramente possiamo essere soddisfatti di ciò che possediamo, e non aspirare sempre a ciò che manca?
Come possiamo con i nostri pazienti, con i nostri figli insegnare loro ad attribuire senso alla vita nel suo stesso essere?
Queste e altre riflessioni saranno esplorate insieme.


Sara Filanti

“Tu non mi fai paura!” Il copione culturale dei ragazzini di periferia e l’impegno sociale dell’analista transazionale          

Relazione

“L’intervento vuole offrire uno spaccato sulla realtà di preadolescenti della periferia romana soffermandosi sul copione culturale di questi ragazzini spesso con famiglie al confine e stimolare l’impegno sociale dell’analista transazionale nei suoi luoghi d’intervento e cura, infatti, questo si esprime attraverso la promozione del benessere individuale e collettivo, mirando, a migliorare le relazioni interpersonali e a favorire una comunicazione efficace.


Pasquale Somma

Il copione culturale delle donne nell’ambiente malavitoso

Relazione

Madri, sorelle e mogli. Ma spesso anche figlie, madrine e compagne. Calcolatrici e spietate. Agguerrite e spregiudicate. Non sono solo mogli, madri, sorelle e compagne, sono donne cresciute in un abisso che non rinnegheranno mai. Convinte di essere nel giusto in un mondo dove sono altre le leggi da rispettare e far rispettare. Ma soprattutto da tramandare e insegnare.
Il copione culturale delle donne di mafia è molto variegato e complesso. Spesso sono anche considerate spettatrici della criminalità organizzata, le donne di mafia sono raccontate anche come vittime e sottomesse, ma in alcuni casi sono le vere menti dietro le azioni criminali. Spesso trasmettono i valori criminali alle nuove generazioni all’interno delle famiglie e dei gruppi, contribuendo alla continuità “culturale” dei clan. In altri casi segnano le decisioni che contano e sono in grado di aprire e chiudere una faida. La mia proposta è presentare un progetto “Liberi di Scegliere” che si è rivelato uno strumento potente di contrasto alla cultura mafiosa: fin dai primi momenti sono state le madri dei ragazzi, mogli dei boss mafiosi, a comprendere che ciò che offriva il Progetto era una reale possibilità sia per i loro figli come pure per loro stesse. L’adesione delle donne di mafia a questo Progetto, oltre che a portarle a scrivere pagine di vita nuova nelle loro storie personali, porta ad incrinare quella realtà familiare che costituisce uno dei punti di forza della cultura mafiosa.


Graziella Concetta Freni    

Sistema Gemellare e Copione Culturale   

Workshop

Nel corso del mio intervento mi concentrerò sui concetti chiave della teoria del Sistema Gemellare secondo il Metodo Freni®. Si tratta di una teoria che combina al suo interno le osservazioni dei coniugi Austermann e della loro Vanishing Twin Syndrome e delle Costellazioni Familiari di Bert Hellinger, al fine di spiegare meccanismi inconsci che guidano la strutturazione della personalità e danno luce a matrici relazionali disfunzionali. Una volta spiegati i presupposti del Sistema Gemellare spiegherò perché a mio avviso il Sistema Gemellare sia un valido strumento che può aiutare i clinici a spiegare molti pattern invalidanti nella vita dei propri clienti, e fornisca la matrice su cui si possano innestare i copioni culturali. A tal proposito intendo concentrarmi su temi quali la violenza di genere, le dipendenze da smartphone e il razzismo. Un accento importante verrà posto infine sull’importanza delle relazioni d’aiuto in tutte le sue declinazioni, e sul loro mandato sociale, che – oggi più che mai – non può essere messo in secondo piano. Nell’ultima parte del mio intervento lascerò spazio a dei lavori esperienziali, così da esemplificare quanto esposto nella parte introduttiva e permettere ai partecipanti di fare esperienza personale sui temi affrontati.”


Caterina Benelli

Cucire e ri-curire frammenti di storie

L’approccio auto-biografico per la lettura del fenomeno transculturale

Workshop

La metafora della cucitura di brandelli, di frammenti di storie, richiama quell’arte di riparare, di ricomporre le parti (Ricoeur) e di mettere insieme quei tasselli del puzzle che rappresentano le parti della traiettoria di vita: della propria vicenda esistenziale. Ricomporre le parti della propria biografia è anche un obiettivo del percorso terapeutico: il terapeuta accompagna il paziente a ri-prenedrsi e prendersi cura dei frammenti di sé, a recuperare quei brandelli, quelle parti di sé dimenticate, lasciate in ombra, svalutate per sentirsi “intero”. A tale proposito l’approccio auto-biografico diventa, dunque, uno strumento utile per “ricucire le parti della propria storia”, per leggersi e leggere una biografia in ambito transculturale. In particolare, le persone che provengono da culture e da ambiti di vita diversi, per ricomporre la loro biografia, necessitano di particolari attenzioni e un dialogo sempre aperto per rispondere alla complessità del nostro tempo.


Camilla Mozzato

Il copione culturale nell’arte di oggi.  Tra il potere narrativo della corrispondenza e lo strumento per riconoscersi e costruire comunità            

Relazione

Si considera arte contemporanea l’arte prodotta e dunque fruita in quello che riconosciamo essere il nostro tempo, l’arte di oggi appunto. E l’oggi è uno spazio in cui il copione culturale assume necessariamente una varietà di significati. Se è vero che gli artisti da sempre si fanno carico di tradurre la realtà attraverso un simbolo estetico, gli artisti di oggi, in particolare, si confrontano con un tessuto di narrazioni e convenzioni sempre più ampio, poichè le voci narranti sono molteplici, è più ampia la parte di mondo a cui queste si rivolgono, e gli stessi mezzi narrativi sono in continua evoluzione.
Fino a che punto la produzione artistica è guidata dal copione culturale oggi? L’arte riesce a consegnarci una strategia per emanciparci dai modelli imposti? È possibile invece che l’arte utilizzi il copione come un mezzo utile al processo del ricoscersi o del non-riconoscersi, e dunque lo utilizzi nell’intento di creare una empatia con lo spettatore? Tale processo serve da collante nella costruzione di una comunità?
Questo intervento intende esplorare il rapporto tra arte contemporanea e copione culturale, interrogandosi su come le artiste e gli artisti di oggi interpretano e trasformano le strutture simboliche e dogmatiche del nostro tempo, ispirati da tecniche artigianali tramandate o sedotti dalle più sofisticate sperimentazioni tecnologiche dove l’identità dell’individuo si fa sempre più spesso lente attraverso cui tentare la creazione di comunità.  Attraverso un rapido excursus tra le opere di artiste e artisti di oggi analizzeremo il ruolo dell’arte nella costruzione di immaginari alternativi, nella critica ai sistemi di potere e nella creazione di nuovi significati collettivi per decifrare attraverso questo il senso del copione culturale nel nostro tempo, la sua funzione, e una possibile direzione inedita.


Pietro Romanelli

L’Ilva di Taranto, la Penisola Iberica, mia figlia Ilaria e le mie contraddizioni: riflessioni ”ipercritiche” in tema di relazioni multiple e confini nelle nostre professioni

Relazione

L’intervento si propone di stimolare una riflessione sulla presenza di problematiche importanti nelle nostre Relazioni Terapeutiche, nelle nostre Relazioni Formative e nel Rapporto tra Colleghi quando siano presenti “Relazioni Multiple” o “Lassità nei Confini”.
Attraverso alcuni spunti emotivo/metaforici si stimolerà l’osservazione della presenza di inconsapevoli ma potenziali “elementi tossici” causati dal proliferare di relazioni multiple e di lassità di confini nelle relazioni terapeutiche, formative e tra colleghi; di come questi elementi tossici siano spesso non visibili a causa di alcune caratteristiche intrinseche; di come siano il risultato di movimenti dissociativi legati a bisogni vitali profondi e, infine, di come si abbia difficoltà a parlarne.
Utilizzando la prospettiva teorica dei Copioni Culturali: gli evidenti cambiamenti avvenuti negli anni nei rapporti terapeutici, formativi e tra colleghi, vanno tutti bene?


Claudio Raiola, Corrias Valeria

Intelligenza emotiva e “intelligenza artificiale” in una esperienza di supervisione

Workshop

Il laboratorio propone uno spazio interattivo e co-creato in cui riflettere sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di supervisione e apprendimento. Attraverso la presentazione e l’analisi di un trascritto di un colloquio, i partecipanti saranno invitati a esplorare il potenziale e le criticità dell’uso dell’IA nella comprensione dei processi relazionali, nell’identificazione di schemi comunicativi e nella costruzione di significati.

Ci interrogheremo su come l’intelligenza artificiale possa supportare la supervisione, offrendo nuove prospettive di analisi, e su quali siano i limiti epistemologici ed etici del suo utilizzo in un ambito che si fonda sulla qualità della relazione umana. L’incontro sarà strutturato in un dialogo attivo tra i partecipanti, per favorire un confronto critico e creativo sull’evoluzione della pratica nell’era digitale con uno sguardo curioso e marziano.

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Venerdi 11 Aprile 2025

09.15 – 09.45
Introduzione del Presidente Misa Ermini e saluto di Francesco Scoppola (AGESCI)
■ LECTIO MAGISTRALIS

Chair:

Silvia Attanasio Romanini

09.45 – 10.30  Aula Aquile Randagie
Mazzetti M. Di cosa parliamo quando parliamo di cultura?
10.30 – 10.50
Discussione
10.50 – 11.20
Coffee Break
■ RELAZIONI IN PLENARIA

Chair: Cecilia Achilli

11.20 – 11.50  Aula Aquile Randagie
Pierini A. Riposati ogni tanto: un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante (Ovidio). L’inganno della società odierna e il fenomeno del Burn-Out
11.50 – 12.20 Aula Aquile Randagie
Cremonini L., Severino A., Eleodori D. Ambiente esterno e organizzazioni: una fase evolutiva del copione culturale nella direzione di benefici condivisi
12.20 – 12.50   Aula Aquile Randagie
Vernieri M. La cultura come strumento di gestione del Personale
12.50 – 13.20
Discussione
13.20 – 14.30
Pranzo
■ WORKSHOPS IN PARALLELO
14.30 – 16.00   Aula Aquile Randagie
Corrias V., Severino A., Carmina B. I’m feeling good… CineATtimi e Komorebi (木漏れ日) condivisione di sguardi filtrati attraverso la luce del copione culturale
14.30 – 16.00  Aula San Giorgio
Musso R. Hai sempre ragione tu!: copioni sessuali culturali nei conflitti di coppia
14.30 – 16.00  Aula Gran Sasso
Battisti C., D’Errico M. Il Genitore Affettivo nella Teoria Polivagale
16.00 – 16.20
Coffee Break
■ RELAZIONI IN PLENARIA  Chair: Sara Filanti
16.20 – 16.40 Aula Aquile Randagie
Salvarelli S. Trame del Copione contemporaneo
16.40 – 17.00  Aula Aquile Randagie
Caniggia I. “Ennui“: l’importanza di un sentimento complesso e multiforme nell’attuale copione culturale
17.00 – 17.20  Aula Aquile Randagie
Raneri A. L’influenza del contesto nelle relazioni affettive
17.20 – 17.40
Discussione
■ WORKSHOPS IN PARALLELO
17.40 – 19.10  Aula San Giorgio
Budini C. Il setting ambientato in psicoterapia come allargamento del copione culturale
17.40 – 19.10  Aula Aquile Randagie
Sasso R. Copione culturale e configurazioni del mondo: l’Amore al tempo dei nuovi demoni
17.40 – 19.10  Aula Gran Sasso
Carozza E., Zito G. “La danza del femminile e del maschile” come strumento finalizzato alla conoscenza di sé e del proprio copione a passo di musica.
19.10 – 19.30     Festeggiamenti CTA, PTSTA e nuovi soci
19.30 – 22.30   Evento Sociale
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Sabato 12 Aprile 2025

09.00 – 09.15 Aula Aquile Randagie
Saluto di Michele Novellino
■ RELAZIONI IN PLENARIA

Chair: Simonetta Caldarone

09.15 – 09.35 Aula Aquile Randagie
Prosperi A. La scelta vitale
09.35 – 09.55 Aula Aquile Randagie
Filanti S. “Tu non mi fai paura!” Il copione culturale dei ragazzini di periferia e l’impegno sociale dell’analista transazionale!
09.55 – 10.15
Somma P. Il copione culturale delle donne nell’ambiente malavitoso Aula Aquile Randagie
10.15 – 10.40
Discussione
10.40 – 11.00
Coffee Break
■ WORKSHOPS IN PARALLELO
11.00 – 12.30   Aula Rosa Parks
Freni G. Sistema Gemellare e Copione Culturale
11.00 – 12.30 Aula Aquile Randagie
Benelli C. Cucire e ri-curire frammenti di storie. L’approccio auto-biografico per la lettura del fenomeno transculturale
11.00 – 12.30  Aula Gran Sasso
Mozzato C. Il copione culturale nell’arte di oggi. Tra il potere narrativo della corrispondenza e lo strumento per riconoscersi e costruire comunità
11.00 – 12.30 Aula San Giorgio
Romanelli P. L’Ilva di Taranto, la Penisola Iberica, mia figlia Ilaria e le mie contraddizioni: riflessioni ”ipercritiche” in tema di relazioni multiple e confini nelle nostre professioni
■ LABORATORIO IN PLENARIA
12.30 – 14.00
Rajola C., Corrias V. Intelligenza emotiva e “intelligenza artificiale” in una esperienza di supervisione Aula Aquile Randagie
14.00
Chiusura del Convegno
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